Ciao Julen. Ovunque tu sia, riposa in pace

Ciao Julen.
Niente lieto fine, nessun miracolo.
Abbiamo sperato tutti, abbiamo trattenuto il fiato pur sapendo che le possibilità che tu fossi ancora vivo erano poche, pochissime.
Abbiamo pregato, anche per mamma Victoria e papà Josè.
Avremmo voluto essere lì, per abbracciarli, per dividere il loro dolore in tanti piccoli pezzi, per provare ad alleggerire uno strazio che è difficile anche solo immaginare.
Ciao Julen.
La vita a volte è così brutta.
Due anni fa se n'era andato il tuo fratellino più grande, Oliver, all'una e 25 di questa notte è toccato a te.
Abbiamo spento la tv senza dire una parola, abbiamo chiuso gli occhi con un peso sullo stomaco e una domanda.
Perché? Perché il 13 gennaio eri lì, con un sacchetto di caramelle in mano e la voglia di goderti quel pic-nic, quella voglia che solo i bambini riescono a rendere così viva, incondizionata, contagiosa.
Perché il tuo piedino ha incontrato il vuoto.
Un buco di appena 25 centimetri, profondo più di 100.
L'inferno ce lo immaginavamo così da piccole.
Buio, stretto, freddo, senza fine.
Molte di noi erano davanti alla tv quarant'anni fa, quando in quell'inferno c'era Alfredino.
Un bimbo poco più grande di te che voleva solo giocare, come te.
Ciao Julen.
Ovunque tu sia continua a esplorare il mondo, dimentica il buio e la terra gelata, riposa in pace.

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