Cineprime: JUNO

Esce oggi in Italia il discusso film Usa che racconta di una ragazzina che resta incinta e decide di non abortire e di affidare suo figlio ad una fragile coppia  Con «Juno» si riflette su vita, figli e famiglia  Anche se con toni da commedia ci mostra uno spaccato sugli adolescenti moderni, fragili e precoci, riaprendo il dibattito sul tema dell’aborto  DI ALESSANDRA DE LUCA  FONTE: http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire   N ei festival dov’è stato pre­sentato è subito diventato il film 'da non perdere', un gioiellino di culto a poche ore dalla sua proiezione.
La giuria popolare della Festa di Roma l’ha premiato senza esitazione, l’Academy ha as­segnato un Oscar a Diablo Cody per la migliore sceneggiatura originale e il pubblico l’ha già accolto con ol­tre 200 milioni di dollari al botte­ghino.
Oggi Juno, piccolo film indi­pendente di Jason Reitman, arriva anche nelle sale italiane, in piena campagna elettorale, distribuito dalla Fox.
Ma, come tutti sanno or­mai, nel nostro paese, il film è stato 'adottato' da Giuliano Ferrara e da altri sostenitori della moratoria sul­l’aborto che nella storia di questa sedicenne incinta e decisa a porta­re avanti la gravidanza vedono un chiaro inno alla vita.
Dall’altra par­te invece c’è chi afferma esatta­mente il contrario: Juno, che darà poi il suo neonato in adozione, in­viterebbe le donne «all’autodeter­minazione perché solo le donne hanno il diritto, anche quando so­no poco più che bambine, di deci­dere cosa fare del proprio corpo».
Tesi confermata dalle dichiarazioni della stessa attrice protagonista, El­len Page, che nega la presenza nel film «di messaggi antiabortisti» e so­stiene «la legittimità di una donna di far nascere o meno un bambino».
Guardando il film, però, si scopre altro.
Intanto che nella storia narra­ta non si parla mai apertamente di difesa della vita: Juno decide di far nascere il bambino non per una scelta morale (la ragazzina non si pone nessun dilemma etico: è trop­po giovane per essere madre e nes­suno la giudica per questo o la fa sentire in colpa), ma solo per la pau­ra del dolore fisico che l’aborto le procurerebbe e per l’insopportabi­le squallore della sala d’aspetto del­l’ospedale.
Perfino l’antiabortista che appare davanti alla clinica e le urla «ha già le unghie» è ritratto co­me una figura grottesca.
Juno quel 'fagiolo' non lo vuole e non esiterà ad affidarlo a una coppia senza figli che nel frattempo si è già separata.
Toccherà quindi a [...]

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