Cirino Pomicino

Penso che siano in pochi ormai a rappresentare degnamente in Italia la Prima Repubblica.
Tra questi certamente Cirino Pomicino.
Storico ministro del bilancio di corrente andreottiana, riesce ad accomunare Andreotti a Moro quali esempi di sobrietà e moralità, benché forse vi siano differenze abbastanza marcate tra i due (quantomeno fino al 1980).
Parlando di Berlusconi sembra tarantolato ‘o ministro: parla di "deterioramento emotivo e intellettuale", e ricorda che la presunzione di innocenza è sacra, come il diritto alla difesa, ma riesce a distinguere ciò che ha rilievo penale da ciò che ha rilievo politico e se qualcosa non è sufficiente a condannare in un tribunale non è detto che sia irrilevante sul piano politico.
Questa distinzione sfugge, ad esempio, a Formigoni che parlando della minetti sostiene che occorre aspettare la sentenza, quasi che un’intercettazione in cui la medesima avverte “ci sarà questa così e quella colà e poi io che faccio quel che faccio…” non sia sufficiente a farci vergognare un poco al posto suo.
Sembra quasi che lo stesso Pomicino, costretto a dimettersi all’epoca di mani pulite ben prima che venissero celebrati i suoi processi, riconosca che se una stortura c’è nel sistema politico italiano è quella di non consentire una piena riabilitazione a posteriori, ma convenendo sul fatto che dinanzi a ombre (per mantenere un minimo di dubbio) ombre così grandi e nere sia obbligatorio comunque farsi da parte poiché aver consentito l’addensarsi di tali ombre, per un politico come si deve, è già una colpa.
Gravissima.
 

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