Clima, Berlusconi: "Pronti a veto sul pacchetto dell'Ue"

«Ho annunciato che io arriverò ad interporre anche il diritto di veto».
Silvio Berlusconi, uscendo dal Consiglio dell’Unione Europea in cui si è discusso il pacchetto su clima ed energia, torna a farsi riconoscere.
Le intenzioni del governo in materia, d’altronde, erano già chiare da giorni.
L’Italia, ad accettare le norme restrittive sulle emissioni inquinanti, non ci sta.
Soprattutto perché la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia da tempo va dicendo che con quelle norme «si uccide l'industria europea.
E quella italiana prima delle altre».Mentre il governo italiano indugia, è partita la battaglia delle associazioni ambientaliste.
Greenpeace ha lanciato una petizione contro il governo Berlusconi che «sta sabotando apertamente il negoziato sul clima».
E provocatoriamente l’associazione dice che «se questa deve essere la funzione del ministero dell'Ambiente, tanto vale chiuderlo, visto che l'impegno ambientale del ministro non è migliore di quello di Confindustria».
La ministra Prestigiacomo si è già risentita.
E ha fatto sapere, tramite il su portavoce, che la proposta di Greenpeace è tipica di chi «considera inconcepibile una cultura diversa da quella di nicchia, autoreferenziale che ha portato alla scomparsa elettorale dei Verdi e alla identificazione delle politiche ambientali come politiche del veto senza se e senza ma».
  I paesi guida, come la Francia, la Germania e la Gran Bretagna di un redivivo Gordon Brown cercano di indicare la linea e chiedono una «nuova Bretton Woods» per ridisegnare le regole e le grandi istituzioni finanziarie e un summit del G-8 allargato entro l'anno.
Ma al di là dei Paesi tradizionalmente europeisti, il resto della truppa europea marcia a un altro ritmo, rinnovando tutti i dubbi sulla reale possibile convivenza della babele di un' Europa a 27.
I Paesi dell' est sono compatti nel chiedere una revisione tutto sommato abbastanza profonda dell' accordo sul clima, con la Polonia (recidiva...) che arriva a minacciare il veto.
Più sfumata la posizione dell'Italia che non nasconde le proprie perplessità sui costi del piano e chiede una pausa di riflessione, anche se oggi il premier Silvio Berlusconi in fase negoziale ha evocato anch'egli la possibilità di un veto di Roma su una clausola del pacchetto.
Del Trattato di Lisbona si parla ormai stancamente dando per scontato che non sarà possibile, come era negli auspici di qualche mese fa, arrivare a una soluzione prima delle elezioni europee della prossima primavera.
Eppure, proprio in quel Trattato l' Europa [...]

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