Cocaina, in aeroporto una ‘talpa’ delle cosche

Cronaca 11 gennaio 2017 Cocaina, in aeroporto una ‘talpa’ delle cosche La droga delle Farc colombiane per la ‘ndrangheta arrivava al Marconi, tre arresti di NICOLETTA TEMPERA Bologna, 11 gennaio 2017 - Ci sono le Farc colombiane, c’è un’organizzazione paramilitare che vuole emergere nel traffico di droga, c’è la ’ndrangheta.
E poi c’è Bologna, insospettabile crocevia di neve.
Sembra una puntata di ‘Narcos’.
E invece è un’indagine della Squadra mobile di Reggio Calabria, portata avanti dal 2011 sotto l’egida della Dda calabrese e in collaborazione coi colleghi del capoluogo emiliano, che è culminata ieri con l’arresto di diciotto persone (altre otto sono indagate), accusate a vario titolo di spaccio e traffico internazionale di cocaina.
Le radici dell’organizzazione affondano nella Locride: ma i rami di quest’albero arrivano fino a Bologna, dove si trova una delle teste dell’associazione, Michele Galantino, 44 anni, titolare di una concessionaria di motocicli, residente in via Mezzofanti; e dove vivono anche Massimiliano Bortone, 44 anni, guardia giurata già al lavoro all’aeroporto Marconi, di ‘professione’ corriere del clan; Christian Alberoni, 41 anni, ‘cavallo’ del gruppo; e poi un finanziere, Renato Polverino, originario di Bari e residente nel Modenese, all’epoca dei fatti in servizio al primo gruppo della Guardia di Finanza e al lavoro in aeroporto.
I primi tre sono stati arrestati (Alberoni è ai domiciliari, gli altri in carcere); il militare è al momento soltanto indagato.
Il sospetto degli inquirenti è che gli ‘appoggi’ che il clan vantava al Marconi (agli atti c’è anche un’altra guardia giurata al corrente dei traffici) abbiano permesso a Bortone di passare indisturbato i controlli di frontiera, con il suo carico di coca destinato alla piazza bolognese.
La coca partiva dal VI fronte delle Farc nel dipartimento del Cauca, in Colombia.
I corrieri se la attaccavano al corpo col nastro adesivo e poi si imbarcavano con voli diretti Bogotà-Madrid, per poi proseguire verso Bologna.
Una volta in Italia, la droga veniva smistata verso Lombardia, Campania e Abruzzo.
In una circostanza, a novembre del 2012, un carico fu intercettato all’aeroporto internazionale di Madrid: in manette finì Fabio Monizza, residente nel Milanese.
Con sé aveva 2,330 chili di coca.
Altro stupefacente arrivava alla banda per mare, sulla rotta Bogotà-Gioia Tauro.
In Sud America, l’aggancio dell’associazione a delinquere, al cui vertice c’erano Giovanni Palamara e Rocco [...]

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