Come cambia la televisione: un telecomando, mille canali

ROMA - Oggi è soltanto un telecomando, un oggetto semplice e immediato, attraverso il quale, usando qualche tasto, ci limitiamo a cambiare canale.
Domani sarà uno strumento dall'uso altrettanto semplice, ma in grado di farci scegliere tra mille e più canali, in un offerta televisiva destinata a crescere di anno in anno in maniera esponenziale.
Con la partenza delle trasmissioni delle partite del campionato di calcio e con l'inizio dei programmi d'informazione ventiquattro ore su ventiquattro, si completa il quadro dell'offerta di Sky, la piattaforma digitale di Rupert Murdoch che, in una condizione di assoluto monopolio, punta a diventare una delle grandi realtà del nostro mercato televisivo.
I dati più recenti dicono che quasi cinque milioni di famiglie italiane hanno in casa un apparato per la ricezione della tv satellitare, più di tre milioni e mezzo erano abbonati alle vecchie D+ e Stream, gli altri seguivano i programmi in chiaro o avevano delle card "pirata" per non pagare gli abbonamenti.
Oggi Murdoch punta a far crescere quel numero, ed ottenere il successo che ha già avuto con Sky in Inghilterra, dove ha superato i sette milioni di abbonati.
Stiamo per entrare, insomma, nella "quarta rivoluzione televisiva italiana": negli anni Cinquanta il televisore è entrato nelle nostre case, nel 1980, con l'avvento di Canale 5 sono cambiate le nostre abitudini davanti al piccolo schermo e ha iniziato a prendere forma l'odierno duopolio che vede il sistema televisivo dominato da Rai e Mediaset; nel 1995 è cominciata con Tele+ l'era della pay-tv.
Oggi, con l'arrivo di Sky, si entra definitivamente nell'era digitale, si apre un futuro che è fatto di moltissimi canali televisivi.
Certo, già oggi il nostro piccolo schermo offre decine e decine di piccole televisioni locali, accanto alle nove reti nazionali (RaiUno, RaiDue, RaiTre, Canal5, Rete4 Italia1, La7, Mtv e Rete A), ma con il satellite arrivano più di cento canali nazionali in italiano.
Cifra destinata a crescere perché entro la fine dell'anno sia Mediaset che Rai promettono di iniziare la sperimentazione del digitale terrestre, ovvero altre centinaia di canali ricevibili con un decoder ma senza impianti satellitari e parabole.
Senza contare il cavo, che per adesso ha una diffusione abbastanza limitata ma che vede crescere ogni anno il numero dei suoi utilizzatori.
Cambieranno le nostre serate, diventerà normale poter scegliere tra molte opzioni diverse, con un semplice click, e non si tratterà soltanto di spettacoli televisivi: i decoder delle piattaforme [...]

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