Come una margherita di Cristina Biolcati

Da quando Sabrina aveva perso la madre, si recava ogni giorno al parco pubblico, dove s’illudeva di trovare dei segni.
Era successo tutto per caso.
Una mattina, mentre portava il cane a passeggio, era passata per il sentiero sterrato che si snodava fra i giochi per i bimbi e lo scivolo alto.
Nel percorrere a ritroso il cammino e raggiungere l’uscita, lo aveva visto.
Era un piccolo fiore reciso e posto sul sentiero.
Una margherita, colta di fresco, col gambo corto.
Sabrina si era guardata attorno, ma non aveva visto nessuno.
Eppure avrebbe giurato che, quando era arrivata, quel fiore non fosse lì.
Ci mise poco a convincersi che quello era il modo che sua madre utilizzava per comunicare con lei, per farle sapere che ancora c’era e che era sempre presente.Nei giorni seguenti, Sabrina, andò spesso al parco, cercando di cogliere ovunque segnali della presenza della madre.
E sempre trovò dei riscontri.
Un filo d’erba vicino ai suoi piedi, un rametto posto di traverso, un fiore secco che giaceva a terra, reciso.
Non volle confidarsi con nessuno, desiderando di tenere  per sé quel meraviglioso segreto.Un filo sottile, simile alla speranza, la stava tenendo in vita, impedendole di abbandonarsi alla  disperazione.
Sua madre non se ne era andata, ancora comunicava con lei.
C’era una vita dopo la morte, non era tutto finito.
Ogni giorno attendeva quel momento e il segnale che avrebbe trovato.
Finché un pomeriggio di sole, arrivò al parco una signora robusta e di mezza età, con un cane bianco al guinzaglio.
La signora passò accanto a Sabrina e il cane si strofinò col collare nell’erba alta.
Una piccola margherita mozzata cadde vicino ai piedi della ragazza.
La corolla conservava appena un pezzetto di gambo.Allora era quello il motivo dei fiori recisi? Il parco era frequentato dai cani che, correndo, recidevano arbusti di ogni genere.
Dunque non c’era nulla dopo la morte e tutto ciò che si credeva erano solo illusioni? La delusione s’impossessò di Sabrina e la malinconia ebbe il sopravvento.
Le lacrime, quelle che aveva tenuto nascoste dentro di sé per tanto tempo, sgorgarono copiose, all’improvviso, come una diga che rompe gli argini.
Avrebbe dovuto dire addio a sua madre e stavolta avrebbe dovuto farlo davvero.
Le mancava ancora così tanto! Come non fosse passato neppure un solo giorno.All’inizio si era chiesta, quasi indignata, come potesse una persona rimanere lontana per tanto tempo.
Sua madre, che non si era mai allontanata da lei, non fosse stato per quella volta che aveva dovuto andare al paese [...]

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