Come una serpe

Queste si percotean non pur con mano, / ma con la testa e col petto e coi piedi,/ troncandosi co' denti a brano a brano.  (Inferno, Canto VII, vv.112-114)  Nel mio girovagare tra siti internet, per cercare immagini che illustravano l’ottavo canto dell’inferno, ho trovato un bellissimo dipinto del 1850 dove un dannato iracondo morde al collo uno sventurato compagno.
Un ’immagine, come già abbiamo avuto modo di dire, eloquente e che ben rappresenta l’ira.
Come una serpe mette in circolo il suo mortale veleno nel malcapitato che la calpesta, così l’ira: intorpidisce, inquina, avvelena.
I dardi più pericolosi della collera sono le parole.
Osserva giustamente Mons.
Ravasi: “per una parola rabbiosa , sfuggita in un eccesso d’ira, ci sono fratelli che si odiano per anni, ci sono amicizie che si spezzano irreparabilmente , ci sono effetti e conseguenze incontrollabili”.
Le parole, quando sibilano in un vento collerico, feriscono, lasciano un segno indelebile simile proprio ad un morso.
Una parola non muore sulle labbra ma comincia a vivere e, talune volte, a uccidere quando viene pronunciata.
Mia mamma, nella sua semplicità, mi raccomandava: “Prima di parlare batti le ali tre volte”.
Il medesimo concetto viene espresso con più eloquenza dal poeta francese Paul Valéry quanto suggeriva: “fra due parole di scegliere sempre la minore”.
Il libro dei Proverbi annovera molti detti che riguardano proprio il tema che stiamo trattando.
Ve ne cito alcuni: “L’iracondo commette sciocchezze a differenza del riflessivo che sa sopportare .… Una risposta pacata placa la collera, una frase pungente la eccita ….
L’ uomo iroso suscita liti; chi è lento ad adirarsi seda le contese ….
Iniziare un litigio è come aprire una diga e allora, prima che la lite si esasperi, troncala!” “Come una serpe tra le erbe”  (Inferno Canto VII vv.
84) l’ira è sempre in agguato tra le pieghe del nostro cuore pronta ad alzare la testa per morde chi ci offende.
Cerchiamo di renderla innocua facendo nostro il suggerimento che troviamo nel primo libro di Samuele “quando lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito si ritirava da lui”.

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