Con Filippo Tortu la Sardegna ha il suo figlio del vento

Riportiamo una bella intervista di Roberto Sanna a Filippo Tortu all'indomani della conclusione dei Mondiali Allievi di Cali dove l'azzurro non ha potuto partecipare per uno stop precauzionale.
La rivelazione dei 100 e dei 200 è nato e vive in Lombardia, ma ha scelto i Quattro mori: «Vado fiero dell’appartenenza a questo popolo, pazienza se mamma si arrabbia».
Dopo i grandi risultati uno stop provvisorio: «Cresco troppo in fretta, mi fermo fino al 2016» Il nuovo figlio del vento dell’atletica italiana è un sardo vero nato a Milano e domiciliato a Carate Brianza.
Filippo Tortu è figlio di un tempiese e una lombarda e ha già fatto da tempo la sua scelta di vita per i quattro mori, quest’anno ha viaggiato sospinto dal maestrale: 10’’33 sui 100, 20’’92 sui 200, record italiani Under 18 strappati a nomi storici come Grazioli e Howe.
Un talento purissimo, ereditato da una famiglia che ha lo sprint nel Dna: il fratello Giacomo ha disputato poche settimane fa la finale dei 100 agli Europei Under 23, il padre Salvino è stato uno dei migliori velocisti sardi della sua generazione con un personale di 10’’6 (e successivamente un titolo mondiale nei Master).
Poi papà Salvino è andato a Roma per l’università e ha conosciuto la futura moglie, da lì si sono trasferiti a Milano per mettere su famiglia.
Giacomo e Filippo sono così nati in Lombardia, ma la loro terra è la Sardegna e pazienza se l’altra metà della famiglia «non la prende, diciamo così, benissimo» ride al telefono Filippo che dopo quei due fantastici lampi ha dovuto interrompere la stagione precauzionalmente e rinunciare ai Mondiali di categoria in Colombia.
Che cosa hai avuto esattamente? «Un problema di crescita che ho scoperto per caso.
Ho sentito un dolorino durante la curva mentre facevo i 200, sono andato a farmi controllare e ho scoperto che i parametri erano strani: in pratica l’osso era cresciuto più dei tendini e dei muscoli.
D’accordo con mio padre, che mi allena, e la federazione abbiamo deciso di fermarci e riprendere nel 2016, avrei anche potuto continuare ma il rischio era quello di un infortunio serio e non avrebbe avuto senso».
Come ti senti adesso? «Sto bene, sono tranquillo, so che è una situazione transitoria legata esclusivamente alla mia crescita fisica.
Posso comunque continuare ad allenarmi e a livello psicologico ho voglia di tornare in pista, ho davvero tanta fame e mi rifarò l’anno prossimo».
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quelle prestazioni eccezionali in maggio.
Ti aspettavi di andare [...]

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