Confessioni di un avvocato (parte prima)

......omissis......  La signora si presentò puntuale all'appuntamento.
Dimostrava una cinquantina d'anni.
La figura appariva interessante, sia perché sprigionava da ogni poro  una classe e un'eleganza innata, sia perché, da ogni suo gesto e da ogni sua parola, traspariva una incredibile sicurezza di sé.
Diciamo pure che mi attizzava parecchio, nonostante io avessi qualche annetto in meno.  Comunque, dopo i convenevoli di rito, sul tempo e sul traffico, passò a espormi il caso.
E lo fece per grandi linee, senza entrare nei dettagli: in effetti, quel primo appuntamento - lo capii dopo - le serviva per "studiarmi" e per capire se poteva fidarsi di me, giacché la questione era di quelle grosse.
In definitiva io ero soltanto un modesto avvocaticchio di provincia, il cui nome - per una casualità - era finito sui giornali di tutt'Italia grazie a un successo giudiziario ottenuto non già a colpi di dottrina e di capacità professionale, ma con un gran colpo di culo.  In ogni caso, la signora mi chiese un secondo appuntamento per meglio descrivermi i dettagli della vicenda e per portarmi i documenti.
Guarda caso, poiché aveva l'agenda piena e non era libera nei giorni nei quali io le proponevo il secondo incontro, mi chiese la cortesia di andarle incontro, accettando un "rendez vous" in un discreto caffé di periferia.
Accettai senza pensarci su.........Omissis......... Seduti al tavolo, davanti a un alexander (il suo) e a un aperol (il mio), mi spiegò compiutamente la faccenda.  Lei era la moglie di una specie di faccendiere a metà strada tra la politica e l'alta finanza.
Il marito, da ormai una diecina d'anni, aveva una relazione con una donna, di nome Adriana, che definire segretaria sarebbe troppo riduttivo.  La signora aveva finto di ignorare la cornificazione, anche in virtù del fatto - certamente non marginale - che lui le garantiva un tenore di vita di quelli stratosferici e relazioni sociali di un certo tipo e livello.  Ma ora si era stufata e voleva voltare pagina.
Pretendeva una certa "buonuscita" sulla quantifiazione della quale era in disaccordo col marito.   Passò quindi al nocciolo della vicenda.  Il marito, una quindicina d'anni prima, aveva vissuto oltreoceano per motivi di lavoro.
E, dato che in Italia, aveva numerosi affari da sbrigare, aveva rilasciato alla consorte, una procura generale con la quale ella poteva dare di tutto e di più.
Procura della quale, lui, una volta rientrato definitivamente in Italia, si era completamente dimenticato.(Segue, forse)  

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