Consiglio Comunale del 9 marzo 2009 (S.U.A.P. Casale)

  Dichiarazione di voto punto nr.2 O.d.G.
  Egregio sig.
Sindaco, Con riferimento all’argomento in oggetto, ri-confermo ovviamente la mia contrarietà circa la scelta che la Sua amministrazione va a compiere.
Non ritengo accettabile che, quasi nascondendosi dietro il motto “Il fine giustifica i mezzi”, sventolando ad ogni piè sospinto l’intenzione di costruire la nuova scuola, ci si chieda di continuare ad assistere inermi alla svendita del nostro territorio, della nostra cultura e della nostra storia, in definitiva, del nostro essere società civile.
In nome di un “fine” mai pienamente discusso e pubblicamente condiviso, arrogandosi il diritto di decidere unilateralmente, quasi si fosse depositari della Verità suprema, viene prestato il fianco con incredibile leggerezza ad operazioni private ed all’utilizzo di “mezzi” quantomeno discutibili.
L’istanza di Sportello Unico per le Attività Produttive che abbiamo esaminato questa sera ne è un esempio.
  Ne è’ un esempio dal punto di vista formale: tavole imprecise e difficilmente intelligibili, riferimenti al Progetto d’Intervento Integrato (revocato) invece che allo S.U.A.P., relazioni contenenti riferimenti a Comuni diversi dal nostro.
  Ne è un esempio dal punto di vista del contenuto: relazioni da parte degli Enti coinvolti che sono emblematiche della forzatura effettuata dai proponenti (e fa parte del gioco), oltre che dal comune (e qui proprio non ci siamo) nella descrizione dei luoghi e dello stato di fatto.
Come definire altrimenti la mancanza di qualsiasi riferimento all’importanza storico-culturale del Casale, antica abbazia cistercense? E come si può parlare di “realizzazione di una nuova struttura in un’area già compromessa”, area che “è quasi completamente interclusa da ambiti già edificati, sia residenziali che produttivi e terziari”, come si può parlare genericamente di “stato di degrado”? Non si può perché, semplicemente, non corrisponde al vero o è comunque una forzatura della verità sotto gli occhi di tutti.
Vuol dire piegare alle proprie necessità una situazione creata ad arte.
Ricordiamoci che, in occasione del precedente tentativo di far partire il Piano Integrato di Intervento, i privati avevano già provato a dichiarare che le aree non erano soggette all’attività di coltivatori diretti: tant’è che il Piano è stato revocato.
Pensiamo poi al recupero del Casale: solo pochi anni fa il nostro spettabile Comune ha concesso al privato proprietario, oltre che delle aree confinanti con l’ambito [...]

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