Contro l’Architettura del Novecento

 In un certo senso l'animale è la sua stessa tana.
La talpa è terra oscura, l'aquila bianca nube.
E L'Uomo? L'Uomo è la casa che abita.
Per millenni l'Uomo ha abitato case la cui eleganza era dettata dal bisogno, dalla preghiera, dall'arte.
Finchè - al suo ultimo stadio - l'Utile ormai emancipato dal Bello, dal Vero e dal Giusto non ha preso il sopravvento: ecco il Novecento architettonico.
Non una delle sue numerose scuole si è sottratta al nuovo imperativo categorico: risparmiare, calcolare, sottomettere.
Raramente l'architettura si è fatta estranea alla Terra fintantoché il suo destinatario l'ha abitata come la sua prima e ultima dimora.
Ma col Novecento tutto è cambiato: la velocità, la comunicazione, la proliferazione incontrollata di esseri senza fissa dimora...tutto ha complottato affinché l'architettura svestisse i suoi ultimi brandelli di santità e si facesse - al pari di tutte le altre scienze, ormai libere dall'arte e dalla metafisica del passato - puramente mondana, ovvero utile, calcolatrice, opportunista.
Mai come nel Novecento l'artificio ha sottomesso la natura, e mai il Brutto ha trionfato sul suo acerrimo nemico come nel secolo che ha concluso il passato millennio. Ma non è per piagnucolare sulle rovine del Bello che scriviamo queste povere note.
L'architettura va di conserva con l'industria, ca va sans dire.
Non è dell'industria che dobbiamo dunque lamentarci? Non è contro la sua voracità che dovremmo indirizzare i nostri esili strali di contestatori? Sì e no.
L'industria non ha gusto: produce come uno stomaco, e non consuma come una bocca.
Solo la bocca ha gusto: solo il palato ha diritto di parola nel sempiterno consesso dell'arte.
L'industria è innocente come un animale troppo libero.
Chi l'ha slegato? Chi l'ha aizzato contro i suoi simili, contro i suoi padroni, contro tutto ciò che si muovesse libero e spensierato intorno al suo corpo innocente e vorace? Noi abbiamo liberato questo Prometeo incatenato alla Terra.
Noi abbiamo costruito case indegne di ospitare persino gli attrezzi impiegati per le loro rozze e semplicistiche finiture.
Noi abbiamo polverizzato il romanico, il rinascimentale, il barocco, il neoclassico, il liberty: e con quella polvere universale abbiamo inventato un nuovo Supermateriale, che tutti osannano per la sua economicità e che tutti in gran segreto temono per la sua minacciata eternità. Questo materiale non ha un nome: non è legno (non l'antichissimo legno delle palafitte), non è ferro (non l'avveniristico ferro della Tour Eiffel), non è vetro né [...]

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