Corsi e ricorsi

Un giorno qualsiasi di quegli anni lontani.
Un giorno qualsiasi in un paese che era ancora paese, non ancora quartiere satellite di una Milano che avrebbe inghiottito tutto ciò che stava sulla strada della sua espansione industriale.
Quasi me l’immagino.
“Vuoi essere mio amico?” “Solo se mi dai un pacchetto di figurine”.
“Ehm… vabbè, ho solo quelle del Milan, però”.
Allora, il piccolo S.
era un bambino come tanti, nato da genitori come tanti.
Le donne sedute sugli usci nelle vie umide d’estate lo vedevano correre come il vento su quella bicicletta più grande di lui (col tempo, la situazione sarebbe cambiata di pochissimo) i capelli spettinati, i pantaloncini corti a scoprire due ossute ginocchia.
Tutto il giorno a girare per il paese, la strada si faceva prima pista di decollo per un grande aereo  diretto in America e poi circuito per i bolidi delle corse automobilistiche.
Avanti e indietro.
Tutto il giorno.
Tutto solo.
Chè i bambini, gli altri bambini, non se lo filavano.
Così lui viveva a metà tra la sua fantasia e la voglia di condividere con qualcuno i soliti giochi polverosi.
Voleva giocare a calcio con gli altri, lui, e a nascondino correndo a far tana per tutti.
Perché era un bambino come gli altri.
Come gli altri, fantasiosamente bambino.
La sera, qualche volta, il cuore si chiudeva di fronte a tanta fanciullezza e a così tanta tristezza e manchevolezza.
Finchè non decise di volerli, gli amici.
Ad ogni costo.
Ed iniziò a barattare qualunque cosa, le figurine la bici le prime sigarette i soldi, per un gioco fatto insieme, per un’ora di compagnia.
“Giochi a calcio?” “Si.
Fan due mila lire”.
Pagava la sua normalità, il suo essere parte del gruppo, l’esserci.
Nonostante tutto, s’intende.
Ed oggi, sembra di rivedere quei giorni lontani.
Ora è il signor B., ha fatto strada, e nell’autunno della vita, seduto nella tenda del dittatore africano  mostra al nuovo amico le foto della sua nipotina.
“Questa è la figlia di mia figlia”.
E si vanta, il nostro, come fanno tutti gli altri nonni al bar, e quasi vorrebbe mettersi a gridare “Campari col bianco per tutti”.
Ma non può.
Non basterebbe.
L’amicizia, per lui, ora ha un prezzo infinitamente alto.
Cinque miliardi di dollari.
Ed un’autostrada che accarezza la costa libica partendo dall’Egitto.
La foto sul giornale tradisce un sorriso di felicità a metà.

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