Corte dei Conti, Per la Sicilia debito da 5 milioni di euro

L'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei conti rapprenta sempre l'occasione per fare un consuntivo.
Purtroppo non sono solo rose e fiori, visto che in Sicilia emerge un quadro poco rassicurante.
Ammonta a oltre cinque milioni di euro in Sicilia l'importo complessivo dei danni erariali da risarcire derivante dalle sentenze di condanna emesse dalla Corte dei conti nel 2008.
Lo ha reso noto il presidente della sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, Luciano Pagliaro.
Passate al setaccio numerose attività, dove si registrano grosse perdite: un esempio su tutti sanità e gestione dei rifiuti.
"In materia di sanità è evidente l'esigenza della razionalizzazione della spesa e dell'adozione di misure finalizzate a contenerla", ha detto il procuratore regionale della Corte dei conti per la Sicilia, Guido Carlino.
"Tra queste - ha aggiunto - spiccano le indagini relative alla gestione del servizio regionale di  emergenza del 118, espletato in convenzione con una società pubblica, finalizzate ad accertare l'eventuale responsabilità rispetto all'incremento abnorme del parco macchine e del personale impiegato per la gestione del servizio.
"Altrettanto significative - ha aggiunto - le indagini relative agli illeciti riscontrati nel rimborso di prestazioni sanitarie relative a ricoveri impropri nell'ambito del rapporto convenzionale tra il servizio sanitario nazionale e aziende private".
Nel mirino di Guido Carlino anche la preoccupante situazione finanziaria degli enti locali: "In particolare, per il Comune di Catania è emerso - ha aggiunto - il frequente ricorso ad anticipazioni di tesoreria per fare fronte agli impegni assunti con il conseguente pagamento di interessi passivi che, ovviamente, determinavano l'aggravarsi della situazione finanziaria.
In tale contesto, - ha osservato Carlino - le entrate previste venivano valutate non realisticamente: ciò consentiva la possibilità di prevedere ed effettuare maggiori spese, cui non si poteva fare fronte con entrate reali, ma soltanto con un massiccio ricorso ai finanziamenti a breve termine, concessi  dalle banche ed il conseguente pagamento di interessi passivi.
Le somme pagate a titolo di interesse passivo sono state ritenute danno erariale - ha ricordato - e di esse sono stati chiamati a risponderne i funzionari di quel Comune che non avevano rispettato i canoni contabili in materia di accertamento di entrate, sopravalutandole".

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