Cos'è l'identità ?

Alain de Benoist, 9.03.2011 La questione dell’identità (nazionale, culturale, ecc.) ha un ruolo centrale nel dibattito sull’immigrazione.
A questo proposito, si impongono di primo acchito due osservazioni.
La prima consiste nell’osservare che, se si parla molto dell’identità della popolazione d’accoglienza, si parla in generale molto meno di quella degli immigrati stessi, che sembra tuttavia, e di gran lunga, la più minacciata dal fatto stesso dell’immigrazione.
In quanto minoranza, gli immigrati subiscono infatti direttamente la pressione dei modi di vita della maggioranza.
Votata alla cancellazione, o al contrario esacerbata in modo provocatorio, la loro identità il più delle volte non sopravvive che in maniera negativa (o reattiva) in ragione dell’ostilità dell’ambiente d’accoglienza, o addirittura del supersfruttamento capitalista che si esercita su lavoratori separati dalle loro naturali strutture di difesa e protezione.
Si è d’altra parte colpiti nel vedere come la problematica dell’identità sia posta, in certi ambienti, solo in correlazione con l’immigrazione.
La principale, se non la sola, “minaccia” che peserebbe sull’identità nazionale francese sarebbe rappresentata dagli immigrati.
Ciò vuol dire non tenere conto dei fattori che, ovunque nel mondo, nei paesi che contano una forte manodopera straniera come in quelli che non ne comportano alcuna, inducono una disgregazione delle identità collettive: primato del consumo, occidentalizzazione dei costumi, omogeneizzazione mediatica, generalizzazione dell’assiomatica dell’interesse, ecc.
È fin troppo facile, in questa percezione delle cose, ricadere nella logica del capro espiatorio.
Tuttavia, non è certamente colpa degli immigrati se i francesi non sono apparentemente più capaci di produrre un  proprio modo di vita, né di dare al mondo lo spettacolo di una maniera originale di pensare ed esistere.
Nemmeno è colpa degli immigrati se il legame sociale si disfa ovunque si diffonde l’individualismo liberale, se la dittatura del privato fa svanire gli spazi pubblici che potrebbero costituire il crogiolo del rinnovamento di una cittadinanza attiva, né se gli individui, che ormai vivono nell’ideologia della merce, diventano sempre più estranei alla loro natura.
Non è colpa degli immigrati se i francesi formano sempre meno un popolo, se la nazione diventa un fantasma, se l’economia si mondializza e se gli individui non vogliono più comportarsi come attori della propria esistenza, ma sempre più accettano che si [...]

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