Così Francesco riabilita la Chiesa del dissenso

di Paolo Rodari     L'ultimo è Timothy Radcliff, nominato sabato scorso consultore del dicastero di Giustizia e pace.
Teologo controverso, nel 2011 il suo nome venne depennato dalla lista dei discorsi ufficiali all'assemblea di Caritas Internationalis.
Le sue posizioni in favore dell'abolizione del celibato sacerdotale e aperte sul tema dell'omosessualità non piacevano oltre il Tevere, dove la censura dell'ex Sant'Uffizio era tenuta in buon esercizio.
La sua "riabilitazione", invece, dice di un papato che non vuole porre museruole, e che sa attendere anche da alcuni dei teologi cosiddetti "del dissenso" contributi decisivi per l'esercizio di una vera sinodalità.
Contributi che trovano spazio anche sull' Osservatore Romano, che tre giorni fa ha messo in pagina un testo di Jon Sobrino edito da Emi.
Gesuita basco emigrato nel Salvador, celebre teologo della liberazione, qualche anno fa ha visto le sue tesi bollate dal Vaticano come «erronee e pericolose».
E a nulla valse un articolo in sua difesa di Víctor Manuel Fernández, rettore della Pontificia Università Cattolica di Argentina, osteggiato in curia romana proprio per la sua difesa di Sobrino, ma riabilitato da Francesco con l'elevazione al rango di arcivescovo.
Prima di Sobrino, Gustavo Gutiérrez.
Il teologo peruviano fondatore di quella teologia della liberazione che nei precedenti pontificati era sinonimo di connivenza col marxismo, una settimana fa era fra i relatori alla conferenza di presentazione dell'assemblea della Caritas aperta poi da Francesco.
Già due anni fa Gutiérrez venne ricevuto dal Papa in segno di un'amicizia che anche Ratzinger non mancò di mostrargli: nel 1996, in un incontro con i vertici dell'episcopato latino-americano, l'allora cardinale prefetto della Dottrina delle Fede ebbe parole di elogio nei suoi confronti.
I segnali di apertura di Francesco verso alcune teologie controverse ci sono fin dall'inizio del suo pontificato.
Da subito egli ha sbloccato la causa di beatificazione di Oscar Romero, sul quale la recente biografia di Roberto Morozzo della Rocca apre scenari inaspettati: di nemici, Romero, ne aveva molti, alcuni fra i sui confratelli vescovi, altri in Vaticano fra prelati ossessionati dal suo presunto filo marxismo e invidiosi dei suoi successi di popolo.
Ma fra questi nemici non si possono annoverare i Papi della sua difficile epopea: Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Francesco ha autorizzato anche l'apertura del processo diocesano del vescovo de La Rioja (Argentina), monsignor Enrique Angelelli, ucciso dai militari argentini [...]

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