Cosa accade a Castelvolturno dopo la strage degli immigrati del 22 Settembre?

Castel Volturno: dalla strage al rastrellamento (22 novembre 2008) Per tutti era stato un regolamento di conti.
Era il 18 settembre 2008 e un commando camorrista faceva irruzione in una sartoria della zona uccidendo 6 migranti di origine africana.
Poi, nei giorni successivi, la rivolta dei migranti e alcune voci autorevoli, come quella dello scrittore di Gomorra, Roberto Saviano, avevano ristabilito la verità dei fatti: nessun regolamento di conti, i migranti uccisi erano tutti lavoratori in nero incensurati che nulla avevano a che fare con il traffico di droga, e si era trattato invece di una strage razzista da parte del clan dei casalesi per ribadire la proprietà sul territorio.
Anche lo stato, allora, si era visto costretto a smarcarsi da una connivenza di parole, volte tutte a minimizzare l’episodio, cominciando a usarne altre, “terrorismo”, “guerra civile contro lo stato”, e a dare un segnale della sua esistenza ai veri proprietari della zona mandando poliziotti e militari.
Ora, a due mesi dalla strage, regola anch’esso i conti con i migranti facendo capire loro a che cosa servissero i 500 poliziotti in più dispiegati per le strade di Castel Volturno e lungo la via Domitiana, dove i migranti si erano rivoltati.
  Il 22 novembre, alle 5 del mattino, 70 volanti della polizia, accompagnate da vigili urbani e pompieri, fanno irruzione all’American Palace, una palazzina abitata esclusivamente da migranti, e rastrellano uomini e donne, devastano il palazzo, alla ricerca di armi e droga, esplosivi e munizioni, come si legge nel verbale che autorizzava l’operazione.
Unico bottino, 90 persone, portate al Commissariato dei Carabinieri di Mondragone e alla stazione di polizia di Caserta, alcune rilasciate nelle ore successive perché in possesso di permessi di soggiorno, le altre smistate tra i Centri di identificazione e espulsione presenti sul territorio italiano.
Non un esplosivo, non un’arma e nessuna traccia di droga.
Contemporaneamente, lungo le fermate degli autobus di Castel Volturno, dove i migranti sono soliti aspettare il caporalato per iniziare la loro giornata lavorativa, altri rastrellamenti e altri fermi.
Operazione sicurezza.
In grande stile.
Quello stile italiano sempre in grado di garantire la sicurezza di mafie e camorre, kalifù e caporali, trafficanti d’armi e di droga, oltre che di manodopera a basso costo, e di “regolare i conti” per loro conto.
Un segnale, inoltre, ai migranti che si erano rivoltati il giorno dopo la strage e che, lungo la strada statale Domitiana, avevano osato [...]

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