Cosa prevede la "bozza Violante"

Il presidente della Camera Gianfranco Fini e l'ex ministro degli esteri Massimo D'Alema sembrano d'accordo su un punto: per le riforme si riparte dal 'testo Violante', cioé la proposta di legge approvata dalla commissione Affari Costituzionali della Camera nella precedente legislatura con il 'no' del Pdci e l'astensione di Fi (che votò contro la norma che prevedeva la riduzione dei parlamentari).
E il si di Berlusconi e Veltroni.
Il provvedimento arrivò anche in Aula, ma poi venne rinviato perché tra i poli non si trovò più l'accordo sul numero dei senatori che si sarebbero dovuti eleggere in ogni regione e provincia.
Passarono, infatti, due emendamenti che crearono 'scompiglio': uno di Micaela Biancofiore (Fi) che fissava a 4 il numero degli eletti in ogni provincia autonoma (il testo originario ne proponeva 3) e uno della Lega che portava a 14 i senatori che avrebbero dovuto rappresentare regioni come la Lombardia con una popolazione superiore ai 9 milioni.
Poi, il governo Prodi cadde e del testo Violante non si fece più nulla.
Anche perché Berlusconi ribadì persino al capo dello Stato che non c'era "modo e spazio per collaborare con questa sinistra".
Ora che il clima politico è cambiato, si torna a parlare del 'testo Violante'; tanto che i due ex relatori Sesa Amici (Pd) e Italo Bocchino (Pdl) lo hanno ripresentato alla Camera.
Sesa Amici, senza modifiche, il primo giorno di legislatura; Bocchino con qualche ritocco: inserendo, ad esempio, la sfiducia costruttiva al governo, che all'epoca venne accantonata e prevedendo 12 e non 14 (come voleva la Lega) i senatori per le regioni con più di 7 milioni di abitanti.
La 'bozza Violante' dalla quale si vuole ripartire prevede lo stop al bicameralismo perfetto, con la trasformazione della Camera Alta in Senato Federale, e la riduzione dei parlamentari: i deputati passano da 630 a 512 (500 in Italia e 12 nella circoscrizione Estero), mentre i senatori da 315 a 250.
SENATO FEDERALE - I senatori dovranno essere eletti dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle autonomie locali.
In ogni regione, il Consiglio ne elegge 5 in quelle con meno di un milione di abitanti; 7 in quelle fino a tre milioni; 9 se gli abitanti arrivano a cinque milioni; 10 se superano i sette; 12 in quelle più popolose: oltre i sette milioni di persone.
Il Consiglio regionale di Valle d'Aosta e Molise eleggono un senatore per ogni regione; i Consigli provinciali del Trentino Alto Adige ne indicano 2 per ogni provincia.
Sempre in ogni regione, poi, il Consiglio delle autonomie locali elegge due [...]

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