Cossiga e le «nozze necessarie» tra Berlusconi e D'Alema

Francesco Verderami sul Corriere della Sera 13/07/2008   ROMA — Se Francesco Cossiga si propone da sensale è perché davvero pensa che stavolta si possa combinare il matrimonio tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema, connubio di cui si parla da più di un decennio con cadenza regolare.
Perciò ha discusso con i «promessi sposi», e racconta di non averli trovati riluttanti.
«Al Cavaliere ho detto che aveva sbagliato interlocutore.
Si era fidato di Gianni Letta, che gli aveva apparecchiato l'intesa con Walter Veltroni, mentre dovrebbe tornare con D'Alema, lui sì che ha statura.
Eppoi hanno molte cose in comune.
Massimo, per esempio, è l'unico anti-giustizialista del Pd.
Quando alla Camera ha riconosciuto l'esistenza del nodo politica-magistratura, si è tirato dietro persino Edmondo Bruti Liberati.
E il fatto ha destato scalpore».
Cossiga non dice se sia riuscito a convincere Berlusconi, «ma ci sono buone speranze.
Perché durante la nostra conversazione il premier mi ha confidato che D'Alema resta a suo avviso "il migliore".
Proprio così, "un vero uomo politico, uno che se prende un impegno lo mantiene sempre"».
E non c'è dubbio che i due abbiano «la stessa sensibilità», almeno così sostiene l'ex presidente della Repubblica: «Sulle questioni giudiziarie, tanto per dire, solo Massimo può capire Berlusconi, perché con certi pm ha rischiato e rischia ancora di rimanere vittima di una macchinazione per il caso Unipol-Bnl.
Solo D'Alema può capire cosa patisce uno come Silvio, che appena tornato a palazzo Chigi ha visto ripartire la caccia all'uomo.
Ha tentato di difendersi ma lo hanno già colpito nell'immagine, tanto da esser stato sputtanato dal dossier-stampa presentato dagli americani al G8».
«A Massimo ho consigliato la stessa cosa, l'ho invitato a tornare a parlare con Berlusconi.
Se si fossero sentiti in questi giorni, la partita sulla giustizia l'avrebbero giocata insieme e diversamente.
Sarebbe bastato un colpo di telefono.
Se l'avesse fatto, se il Cavaliere avesse chiamato D'Alema, avrebbe evitato la fesseria di introdurre lo scudo per le alte cariche dello Stato.
Oh, fosse venuto il morbillo a Niccolò Ghedini...
A parte il fatto che i pm proveranno a friggerselo lo stesso, vorrò vedere se la Consulta non affosserà il "lodo Alfano".
Perché, come all'Anm, è alla Corte Costituzionale che si annidano i peggiori nemici del Cavaliere.
Dicono che Giorgio Napolitano abbia dato la parola, e che non accadrà nulla.
Bene, verificheremo fino a che punto il capo dello Stato sarà in grado di far valere [...]

Leggi tutto l'articolo