Crazy Heart: una vita sprecata tra musica e bar

Bad Blake è un tipaccio ruvido e stagionato, che col passare degli anni è scivolato dalle canzoni all’alcolismo: un’anima e un corpo in disarmo, che per caso incontrano l’ultima possibilità di salvezza e la perdono.
Sospesa tra pathos e umorismo, la storia di Crazy Heart è tutta qui: nel maliconico tramonto di un cantautore country, che (tra vagabondaggi, fumo e bevute) cerca di illudersi di non essere ancora arrivato a fine corsa.
L’incontro con una giornalista e con il suo bambino gli regalano un sogno di sentimenti reali, ma destinato a durare poco.
Al durissimo risveglio non gli resta che provare con l’aiuto di un vecchio amico a disintossicarsi e a scoprirsi meno egoista di quello che pensava di essere, ma non a recuperare l’amore.
Il regista Scott Cooper è un patito della musica tradizionale dell’America profonda e si vede: pretende di portare troppo spesso in primo piano quella melassa sonora tanto cara al pubblico più wasp e più provinciale d’oltreatlantico, quello che non si stanca mai di riascoltare e ricantare con i suoi beniamini le solite strofette piene di sentimentalismo e malinconia.
Nei grandi concerti o nei piccoli locali in mezzo al deserto, nelle infinite autostrade e nelle squallide stanze di motel si svolge il calvario di Bad Blake.
Il cast è indubbiamente straordinario: un Jeff Bridges sempre intenso e misurato, un’ottima Maggie Gyllenhaal (rivelazione del cinema indipendente) e un veterano di qualità come Robert Duvall; persino le comparse contribuiscono a nobilitare con la loro interpretazione una sceneggiatura troppo prevedibile.
Una fotografia sontuosa ma poco originale ripropone il paesaggio di tanti classici degli anni 70: oltre 25 location, da Santa Fe a Houston, per una lussuosa operazione nostalgia, uno sforzo produttivo molto superiore ai risultati.
Per chi ama ancora la retorica della musica country e del cinema on the road può essere una magnifica ubriacatura.
Per tutti gli altri spettatori, quelli che già vivono nel millennio di Avatar, un bagno di depressione...Peppo Delconte Uscita: 5 marzo 2010 Durata: 112’ Genere: Musicale

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