Crociato scomunicato, a Gerusalemme trasformò una lotta di religione in un confronto tra diverse culture, rendendo possibile un accordo da allora mai ripetuto.

“…Federico II, al-inbiratur, erede del regno normanno per ramo materno, aveva trascorso la fanciullezza alla corte di Palermo.
Arabi erano stati i suoi precettori.
Araba la lingua che egli aveva orecchiato nelle stanze delle cancellerie.
Araba la matrice delle favole ascoltate: col Kitab Kalila wa Dimna s’era sgranato agli occhi del principino tutto un fantastico mondo di cose mirabili e animali parlanti, racchiuso in un testo che di secolo in secolo influenzerà  Giovanni da Capua, Anton Francesco Doni e Agnolo Firenzuola, sino a La Fontaine. Per le sale del Palazzo Reale, il piccolo re s’era poi edotto ai Conforti politici che Ibn Zafer, arabo di Sicilia, aveva composto nel XII secolo.
E per i cortili e i giardini palermitani il fanciullo era cresciuto nel vivace cosmopolitismo post-normanno, habitat più stimolante di un castello sperduto nelle foreste di Svevia o Alsazia.
Quell’eclettismo culturale assorbito nell’infanzia sarà un bagaglio che lo stupor mundi porterà sempre con sé, e che lo renderà sensibile non tanto all’Islam-religione, quanto piuttosto all’Islam-pensiero, al fascino di un patrimonio che per spirito di sperimentazione e metodo d’indagine sopravanzava di gran lunga l’Europa cristiana.
…” da Federico II e l’Islam di Vito Bianchi “Pace e amicizia con l’Islam ! Così pensava e così fece quel grande spirito libero, il genio tra gli imperatori tedeschi, Federico II”  F.Nietzsche

Leggi tutto l'articolo