Crolla Borgo di Dio, la cittadella di Dolci

Dal giornale Avvenire,17 febbraio 2010.
Puoi condividere? ¤SERENO¤ Ai membri di AMICI DI DANILO DOLCI Sereno Dolci 18 febbraio alle ore 19.29 Rispondi Crolla Borgo di Dio, la cittadella di Dolci Le finestre senza vetri né serrande ammirano il mare agitato d’inverno, i murales di Ettore De Conciliis osservano pensierosi la solitudine di quelle stanze, erbacce e rovi seppelliscono i tavoli in pietra e gli scheletri arrugginiti di quelli che una volta erano giochi per bambini.
Sentendo pezzi di vetro e mattoni rotti scricchiolare a ogni passo, curiosando dentro saloni devastati con le pareti scrostate e vandalizzate, si fa fatica a immaginare che lì, in cima a una collinetta con vista mozzafiato sul golfo di Castellammare, fino a 12 anni fa premi Nobel e filosofi, poeti e pittori camminavano a braccetto, conversando alla pari con bambini e pescatori, contadini e analfabeti.
Il Borgo di Dio di Trappeto, in provincia di Palermo, sognato, pensato e costruito dal sociologo triestino Danilo Dolci, teorico della nonviolenza, dell’educazione di giovani e adulti, del riscatto dei poveri, è morto.
Distrutto dai teppisti, dall’indifferenza e dalla burocrazia.
Arrivarci è facilissimo, basta seguire una trazzera alle porte del paesino marinaro che negli anni Cinquanta diventò la scelta di vita di un uomo convinto che il cambiamento è possibile solo con forze nuove «ma queste non nascono e non crescono se la gente non si sveglia a riconoscere i propri interessi e i propri bisogni».
Due cagnolini indicano la strada per entrare varcando un muretto basso.
Pochi passi e si fa ingresso in quella che era la cittadella di Danilo Dolci e oggi è solo un’enorme struttura abbandonata di mille metri quadrati coperti e 20 mila di terreno a ulivi.
Uno dei sette figli, Amico Dolci, musicista e anima del «Centro per lo sviluppo creativo» intestato al padre, non nasconde la sofferenza.
«Tendo a non tornarci più, altrimenti mi sento male», ammette.
«Io qui andavo all’asilo e mi sembra ancora di sentire la musica che veniva diffusa sempre nella casa, nell’auditorium.
Qui ho imparato la libertà, l’indipendenza, a dare importanza alla persona, chiunque essa sia», confida Benedetto Zenone, impiegato al Comune di Trappeto, discepolo e collaboratore di Dolci.
Sfoglia album interi di foto entrate nella storia e racconta: «Sono nato nel gennaio 1952, lo stesso mese in cui Danilo giunse a Trappeto, che lui conosceva perché qui suo padre Enrico era stato capostazione.
A quei tempi Trappeto era un paese abbandonato da tutti, dove la [...]

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