Curriculum Vitae

Nella puntata di oggi de ” La storia patria.
Cinque minuti con…” parleremo di un eroe dei nostri giorni.
E dei suoi famosissimi amici.
  Da Repubblica 10 Aprile 2008 – “Il Cavaliere: Si, Mangano era un eroe” di M.Travaglio “Come già nel 2001, anche questa campagna elettorale si chiude all’insegna del “fattore Mangano”.
Nel senso di Vittorio Mangano, già “soprastante” nella villa di Arcore dal 1974 al ’76, morto in carcere nel 2000.
Stavolta a riesumarlo dal riposo eterno è l’amico Marcello Dell’Utri, che lo chiama “eroe” perché non parlò mai di lui né di Silvio.
E Berlusconi ieri, a stretto giro di posta, si associa alla causa di beatificazione: “Dice bene Dell’Utri: quando Mangano era in carcere malato, i pm gli dicevano che, se avesse detto qualcosa su di me, sarebbe andato a casa.
Ma lui, eroicamente, non inventò mai nulla su di me.
Quando era da noi si comportò benissimo, ma poi ebbe delle disavventure che l’hanno portato nelle mani di un’organizzazione criminale.
Ma non mi risulta che ci siano sentenza definitive nei sui confronti”.
Purtroppo le sentenze risultano eccome.
Arrestato nel 1980, Mangano viene condannato definitivamente per associazione a delinquere con Cosa Nostra nel processo Spatola, poi per traffico di droga nel maxi processo istruito da Falcone e Borsellino: totale 13 anni definitivi di cui 11 scontati in carcere.
Ma è vero “almeno” che Mangano si comportò bene finché restò ad Arcore, salvo poi finire in preda alle cattive compagnie? Le sentenze raccontano tutt’altra storia.
Nel 1974, quando viene ingaggiato da Dell’Utri, il “fattore” già vanta un bel pedigree criminale: pupillo del boss Stefano Bontade, ha collezionato a soli 33 anni una sfilza di denunce, condanne e cinque arresti per assegni a vuoto, truffa, lesioni, ricettazione, estorsione, rapporti con narcotrafficanti e mafiosi.
Borsellino ricorderà in una famosa intervista che era stato promosso a “testa di ponte della mafia al Nord” per la droga e il riciclaggio, ed era pure specializzato in estorsioni alle cliniche: chi non pagava il pizzo riceveva a casa “una testa di cane mozzata”.
Per la questura di Palermo, Mangano è già allora un “soggetto pericoloso”.
Ma non per Dell’Utri, che lo porta in casa Berlusconi con moglie, figlie e suocera.
L’assunzione, secondo il Tribunale di Palermo, che nel 2004 ha condannato Dell’Utri a nove anni per concorso esterno in mafia, avvenne nella sede EdilNord di Foro Buonaparte, presenti Berlusconi, Dell’Utri, i capi [...]

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