D'ALEMA FA SCRICCHIOLARE IL PD

  D'Alema, «Lavoro ad una nuova struttura aperta a tutti… ma collegata al Pd» Dopo la sconfitta, occorre capire nel profondo la società  «Sono sempre stato contrario alla logica di un bipolarismo rozzo e di una contrapposizione frontale per questo non posso che apprezzare la volontà di stabilire un clima di normalità nei rapporti politici e di correttezza nei rapporti istituzionali (…).
Tuttavia mi è parso un discorso povero di contenuti di carattere programmatico, con un approccio dimesso e poco ambizioso rispetto ai problemi del Paese».
Giudica così Massimo D’Alema sul discorso pronunciato dal neopresidente del Consiglio in un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera.
Lo definisce «indubbiamente abile… quasi doroteo» a testimonianza del passaggio da «un Berlusconi innovatore, che si proponeva quasi in termini “eversivi”» ad «un Berlusconi in doppio petto, volto a consolidare la sua posizione di egemonia sulla vita politica italiana».
Non risparmia la sua diffidenza sulle aperture all’opposizione: «È abbastanza paradossale che non avendo mai voluto riconoscere la legittimità dei governi in carica di centrosinistra, Berlusconi sia stato così generoso nel riconoscere la legittimità del governo ombra».
Naturalmente risulta essere «molto più comodo riconoscere la legittimità degli sconfitti».
Avanza comunque dei dubbi sulla capacità del premier, che non vuole scontentare nessuno, di essere all’altezza della sfida e della drammaticità dei problemi italiani, che sono «assenti dal suo discorso».
Il timore è che «Berlusconi si illuda di poter gestire l’esistente» e, pertanto, si limiti «alla pura occupazione del potere, seppure con modi più garbati» senza produrre cambiamenti e innovazioni.
D’Alema parla di «una sfida impegnativa» per il Pd, che deve cogliere le novità di impostazione dei rapporti tra maggioranza e opposizione ma è, al tempo stesso, chiamato a portare la sfida sul terreno dei contenuti.
La sua deve essere «un’opposizione in grado di incalzare il governo sulla base del nostro programma, ma anche e soprattutto capace di darsi un respiro e una prospettiva di medio periodo».
L’Italia ha bisogno di «riforme coraggiose, in grado di sfidare corporazioni e privilegi» e di affrontare «l’aumento delle distanze sociali e l’impoverimento di una parte della società».
Ma per far questo ci vorrebbe «una destra liberale e non dorotea», in grado anche ripensare «la concezione di Stato moderno», che non può e deve esaurirsi nel federalismo [...]

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