D'Alema+Berlusconi. EVVIVA IL DALEMONI

Massimo D’Alema è il candidato dell’Italia per il ruolo di futuro ministro degli esteri europeo.
Lo è della sinistra europea, ma ha l’appoggio anche del governo Berlusconi.
Di questi tempi, è già tanto.
C’è chi inquadra questa evenienza nell’ottica dell’interesse nazionale, c’è chi invece grida all’inciucio.
Il Dalemoni è il buon proposito, attorno cui  girano complessi calcoli politici.
Berlusconi ha interesse ad accreditare l’immagine di un impegno bipartisan italiano in Europa: l’appoggio a D’Alema significa svuotare l’impressione che in Italia lo scontro tra maggioranza e opposizione abbia superato il livello di guardia.
D’altro canto, chi si oppone alla candidatura D’Alema non può ignorare che l’Italia otterrebbe un risultato di prestigio permettendo a un connazionale di rivestire questa funzione nuova di zecca, che attribuisce al futuro ministro degli esteri europeo una propria struttura diplomatica e un discreto potere politico in campo intercontinentale.
Sono anni che D’Alema sogna una poltrona internazionale, e non si può dire che gli manchi il giusto riconoscimento per occuparla.
Se il Dalemoni, riletto in chiave più moderna, dovesse davvero diventare, più che un accordo estemporaneo, un metodo di dialogo tra centrodestra e centrosinistra, ci sarebbe solo da essere lieti.
Se agli occhi degli italiani il confronto politico si è incattivito al punto da trasformarsi in una palude dove in questa simulazione di un bipolarismo armato sguazzano il potere del retroscena sordido, dell’attacco alla persona, del grido costante o al golpe o al regime (ndr il più delle volte non per colpa dei politici, ma dei quotidiani sparafango), ebbene, come si fa a rifiutare a priori, in nome di chissà quale coerenza, l’idea che maggioranza e opposizione possano sedersi attorno a un tavolo e decidere che in alcuni ambiti l’interesse nazionale sta sopra l’interesse delle parti ? Non si può, appunto.
E dunque, se ci sarà davvero, evviva il Dalemoni.
    (da un articolo di Angelo Mellone)

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