DA DONATELLO A LIPPI

 Da Donatello a LippiOfficina Pratese La straordinaria mostra Da Donatello a Lippi.
Officina pratese aperta nel rinnovato Museo di Palazzo Pretorio, fino al 13 gennaio 2014, a cura di Andrea Marchi e di Cristina Gnoni Mavarelli (Catalogo Skira), mette in luce, come mai era stato fatto prima, il ruolo cruciale che Prato ha avuto nella storia del Rinascimento.Una cosa è certa: la storia d’arte narrata da questa magnifica mostra non avrebbe avuto luogo senza una piccola striscia di stoffa verdina, 87 centimetri di lana caprina intessuta con pochi fili d’oro.
È la Santa Cintola, o Sacro Cingolo, reliquia mariana somma: avrebbe cinto la veste della Vergine e sarebbe stata da lei consegnata all’apostolo Tommaso al momento dell’Assunzione al Cielo, come segno della sua particolare benevolenza.
Tommaso, prima di partire per le Indie, affidò la reliquia ad un sacerdote e, passaggio dopo passaggio, essa giunse in possesso di Michele Dagomari da Prato, mercante attivo a Gerusalemme nel 1141.
Tornando in patria, costui portò con sé la reliquia e per custodirla decise di dormirci sopra ogni notte.Solo nel 1173, in punto di morte, rivelò l’importanza del suo tesoro e  lasciò la Cintola nelle mani del magistrato civile e del preposto.
L’anno dopo la reliquia venne solennemente trasferita in Duomo e qui riposta all’interno dell’altare maggiore.Attorno alla reliquia del Sacro Cingolo – la cintoladell’Assunta – la città di Prato aveva costruito la propria immagine.
Nel Trecento per celebrarla erano stati chiamati pittori come Bernardo Daddi e Agnolo Gaddi.
Nel 1428 gli operai dell’allora Pieve affidarono la realizzazione di un pulpito sulla facciata, per l’ostensione della reliquia, a Donatello e Michelozzo.
L’impresa si trascinò nel tempo, ma rappresenta uno dei frutti più alti della collaborazione fra i due grandi scultori fiorentini, che a Prato misero alla prova l’invenzione della danza scatenata dei putti, emula dell’antico, riproposta quindi nella monumentale cantoria donatelliana per il Duomo di Firenze.A Prato si conserva un’altra opera di Donatello, testimonianza altissima del suo genio emergente, poco dopo il 1410, un rilievo in terracotta con la Madonna col Bambino fra dueangeli, stagliata contro un’esedra solenne.
Al di là della soluzione iconografica del sedile all’antica o del comune tono malinconico ghibertiano, a tenere insieme queste tre figure è la medesima sostanza stilistica: il ritmo che dà forma ai panneggi, pervasi da un continuo frangersi e incresparsi delle [...]

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