DA PINAULT A CARDIN, QUELLA VOGLIA DI LASCIARE IL SEGNO SU VENEZIA

La Torre Cardin, a Marghera, il Ragazzo con la rana, di Charles Ray, a Punta della Dogana, la monumentale focomelica incinta di Tom Quinn, a San Giorgio, persino le grandi navi: cos'hanno in comune? Che hanno diviso (e dividono) l'opinione pubblica veneziana e fatto discutere il mondo.
Ma quale è il senso ultimo di queste cose?Me lo sono chiesto mentre ancora si discute dell'annunciato addio alla laguna da parte dello stilista veneto-francese, con i contrari che ora esultano per la decisione di Cardin di rinunciare al suo mega Palais Lumière, e le istituzioni locali che cercano al contrario di convincerlo a ripensarci, considerando prioritarie rispetto a tutto il resto le ricadute economiche del suo progetto.  DA PUNTA DELLA DOGANA, AL PONTE DI CALATRAVA, ALLA STATUA DI QUINNSenza entrare nel merito dell'operazione, vorrei qui segnalarne una caratteristica che la accomuna in qualche modo alle altre citate, evidenziando con questo un fenomeno tipico della nostra epoca.
Fenomeno che, in particolare a Venezia, ha avuto molte manifestazioni, anche in passato, in qualche caso con ricadute anche eccellenti per la collettività.
Ma se in altre epoche Venezia poteva intimidire, inibendo con la sua bellezza la voglia di intervenire su di lei, oggi al contrario essa attira chiunque voglia dare evidenza a una propria iniziativa, un proprio gesto artistico. Per restare agli anni recenti possiamo citare lo splendido restauro di Punta della Dogana, da parte di François Pinault, che vi espone le opere della sua immensa collezione: ma di fatto negli ex magazzini il magnate francese ha edificato – anche – un monumento a se stesso, a cui Venezia offre una visibilità universale.
A tradirlo semmai è stata la voglia di strafare, collocando sull'estrema punta, di fronte a San Marco, la statua del Ragazzo con la Rana di Charles Ray e cercando di imporlo come nuovo simbolo della città.
Allo stesso catalogo appartengono il ponte di Calatrava o lo “sbarco” sul Canal Grande della Fondazione Prada, o ancora la statua di Quinn, o le mille altre iniziative che scelgono la città per avere il loro quarto d'ora di celebrità: opere più o meno significative, connotate da più o meno amore per Venezia, ma a volte soprattutto dalla consapevolezza che comunque esse avrebbero avuto - grazie alla città – una risonanza unica al mondo.QUANDO IL NARCISISMO NON RISPETTA LA CITTA'Una forma di narcisismo, da parte dei committenti o dei realizzatori, che ha sempre connotato il gesto artistico, ma che ultimamente più di una volta è sembrato non [...]

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