DANILO DOLCI - spunti di riflessione

6/9/2009 Ricevo da Sereno Dolci e giro con grande piacere.
Anche perché con Daniele Novara, autore del primo brano, ebbi a che fare una ventina di anni fa, quando ero agli inizi della mia esperienza di genitore adottivo e con la nostra associazione (AMI) lo coinvolgemmo in varie iniziative di educazione all'intercultura e alla mediazione dei conflitti, in quel di Piacenza.
Sereno Dolci 06 settembre alle ore 6.21 Rispondi La pedagogia maieutica di Danilo Dolci di Daniele Novara 1.
Il gusto della domanda.
Se c’è una metafora che può caratterizzare l’esperienza pedagogica di Danilo Dolci è senz’altro la metafora della domanda.
Possiamo definire Dolci come l’educatore della domanda, ossia l’educatore che innesta tutta la sua azione formativa sul chiedere, sull’esplorare, sul creare, sull’interrogazione, ovviamente non in senso scolastico, ma nel senso dello scavo, dell’andare oltre, cercando di scoprire il “non-noto”, ciò che è velato dalle tradizioni, dalla consuetudine,dagli stereotipi.
In questo sta il richiamo all’approccio maieutico, per cui Danilo Dolci è famoso,alla pratica del tirar fuori, del porre gli educati nella condizione di allargare la propria sfera diapprendimento a partire dalla capacità di utilizzare in maniera costruttiva le domande.E qui vorrei partire da ricordi personali.
Nell’ultima parte della sua vita Danilo girava le scuole d’Italia incontrando i giovani.
Una volta acquisita la disponibilità di alcune classi, chiedeva ai ragazzi di mettersi in cerchio, come faceva sempre.
Anche questa disposizione delle sedie era qualcosa di assolutamente innovativo.
Oggi tutti riconosciamo la necessità di una disposizione del gruppo in una maniera diversa da quella scolastica, oppure riconosciamo la tecnica del circle time per mettere gli alunni a proprio agio o per favorire la ricerca collettiva, la discussione, il dibattito, l’approfondimento.
Fin dai primi tempi in Sicilia Danilo adottò questa disposizione del gruppo.
Lasciando intendere la sua profonda comprensione dei processi educativi.
Dunque, nelle classi Danilo faceva mettere i bambini o i ragazzi in cerchio, talvolta proponeva una delle sue poesie, e infine chiedeva ad ognuno “Qual è il tuo sogno?”.
Questa domanda innescava nei ragazzi un’autoriflessione, un confronto interno.
Venivano fuori stati d’animo, sentimenti,scoperte enormi.
Il seminario che Danilo conduceva in fondo non era altro che questo: porre una provocatoria domanda! In un contesto spesso così rigido e formale come quello scolastico [...]

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