DAZI alla CINA? Sono altri gli strumenti per la Competitività.

2005 Ancora una volta si cerca il capro espiatorio della crisi di italiana chiamando in causa “responsabili” esterni.
Si perché di questo si tratta.
I dazi sulle merci non possono che scalfire marginalmente il fenomeno: e' forse innalzando i dazi dell'ordine di qualche punto percentuale su merci che costano il 30% dei prodotti autoctoni che si risolve il problema dell'invasione dei prodotti cinesi? Poiché non è pensabile che l'UE applichi aumenti ai dazi chiaramente esorbitanti (percentuali significative -70-90%- per le quali potrebbe registrarsi un effetto significativo sul mercato interno all'UE), l'unico effetto di tale misura sarebbe l'immediata chiusura della Cina nei confronti delle merci UE, con ricadute immediate sull'esportazioni dell'UE in CINA.
E questo proprio nel momento in cui per effetto degli accordi WTO la Cina dovrebbe apprestarsi (nel corso dell'anno) ad abbassare sotto il 10% i dazi imposti su circa 1000 tipi di merci occidentali.
E' bene ricordare che sono stati necessari 11 anni di negoziati per convincere la Cina a divenire membro del WTO garantendo al mondo intero il rispetto delle regole internazionali da parte del più grande mercato mondiale, ed è nell'ambito del WTO e dei principi di reciprocità tra Paesi da essa garantiti che devono essere trovate soluzioni.
La domanda sulla  è, dunque, un'altra: perché americani (Primo Mercato dell'export cinese), irlandesi, inglesi, finlandesi sono competitivi mentre il nostro Paese arranca? Da tempo l'Italia si trova dinanzi ad una scelta, la cui urgenza si è acutizzata con il fenomeno cinese: competere sulla base della qualità e dell'innovazione o sulla base del prezzo.
I fenomeni di svalutazione competitiva tanto cari all'Italia nell'era della “Lira” per rilanciare l'economia attraverso le esportazioni sono gli stessi che consentono alla Cina (con il rapporti di cambio fisso con il dollaro) di essere ancora più competitiva (sul prezzo si intende).
La scelta è dunque oggi se competere congiuntamente al gruppo dei Paesi “emergenti” sulla base del prezzo o unitamente ai Paesi più industrializzati sulla base della qualità e dell'innovazione.
Il fenomeno cinese rappresenta uno spartiacque in grado di separare il mondo economico in due distinti emisferi, polarizzandone i Paesi verso due estremi: i Paesi forti che competono sulla base della continua innovazione ed i Paesi deboli che competono sulla base del prezzo, puntando sul basso costo della manodopera.
Non c'è spazio per posizioni intermedie: il rischio è quello di rimanere [...]

Leggi tutto l'articolo