DEGENZA

CAPITOLO 13-LA DEGENZA Quello che mi ha sempre preoccupato di più, era l'operazione.
Come per un sesto senso, avevo tanta paura non solo di questa, ma del post operatorio.
Non avrei voluto farmi operare, ma era strettamente necessario e adesso cambiare idea non era assolutamente possibile.
Anche questa volta ho imparato qualcosa: al mio sesto senso molto sviluppato devo imparare a dare retta anche se il mio raziocinio mi dice qualcosa di diverso.
Farli andare d'accordo è spesso molto difficile, ma qualcosa mi dice che devo farli parlare per metterli d'accordo e perché mi consiglino su quale strada prendere quando mi trovo ad un bivio.
Finora prendere una strada piuttosto che un‘ altra non avrebbe fatto grandi danni, stavolta però dalla mia scelta sarebbe dipesa la mia vita futura o anche solo poterla avere una vita futura.
Fatto sta che pensavo di essere fuori in una settimana con il problema risolto, mentre sono dovuta stare per più di due mesi in ospedale per risolvere tutti gli intoppi dovuti all'operazione stessa.
Nei giorni seguenti ho cominciato a stare sempre peggio: le analisi erano sballatissime, le forze non tornavano e come se non bastasse, non riuscivo a mangiare nulla, e quel poco che riuscivo a mandare giù, lo tiravo fuori poco dopo.
Dopo qualche giorno di analisi approfondite, la diagnosi: mi ero presa una sepsi.
Ovviamente i dottori hanno evitato di dirmelo usando questa parola perchè sepsi o setticemia significa a volte morte.
Loro hanno pertanto preferito chiamarla infezione ospedaliera che tradotto vuol dire tutto e niente.Il seguito che lo lascio immaginare: bombe di antibiotici per eliminare l'infezione diffusa, flebo di potassio da tenere per 24 ore per evitare l'arresto cardiaco ed infusione di antidolorifici per lenire il dolore.
Per 17 giorni io non mangiavo e a nessuno è venuto in mente di mettermi una flebo di alimentazione parietale.
Fino a quando Eureka !!!! A qualcuno è venuta la felice idea ed io ho cominciato a riprendermi.
L‘infettivologo veniva spesso a controllare come stavo, me lo chiedeva e io gli rispondevo: “ma veramente questi antibiotici mi danno molto fastidio“.
A quel punto lui mi bloccava, mi guardava come per dire devi continuarli e se ne andava.
Tanto che io ho pensato: “ma che me lo chiedi a fare come sto se poi non mi sta neanche a sentire?“ In questo caso però aveva ragione lui.
Fortunatamente il cocktail di antibiotici era stato azzeccato, nonostante mi dessero molto fastidio e dalla sepsi ho avuto la fortuna di guarire anche se c'è voluto quasi un [...]

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