DEMIURGO-EGO

Il capo delle Potenze è cieco.
A motivo della sua forza, della sua ignoranza e del suo orgoglio disse, nella sua incoscienza: Io sono Dio, non esiste alttro al di fuori di me.
Quando disse questo, peccò contro il Tutto, e questo parlare salì all’Immortalità.
Ed ecco dall’Immortalità venne una voce che disse: Ti sbagli, Jaldabaoth, cioè Dio dei ciechi (Natura degli Arconti, 86-87) Si tratta di un processo che rivoluziona la psiche orientata verso l’Io, in quanto oltre all’Io pone, o meglio all’Io contrappone un altro fine e centro, caratterizzato da ogni genere di nomi e di simboli: pesce, serpente, falco, punto, monade, croce, paradiso.
Il mito del Demiurgo ignaro, che immagina egli stesso il sommo Dio, illustra la perplessità dell’Io, il quale non può più rifiutarsi di ammettere che un’istanza sopraordinata lo rimuove dal trono del dominio assoluto.
Questa totalità oggettiva, che si contrappone alla psiche soggettiva, cioè all’Io, è stata da me designata come il Sé (Carl Gustav Jung, Simboli gnostici del Sé) Mosè ed Aronne vennero dal Faraone e gli annunziarono: “Dice il Signore, il Dio di Israele: lascia partire il mio popolo”.
Il Faraone rispose: “chi è il Signore perché io debba ascoltare la sua voce? Non conosco questo Signore” (Esodo 5:1-2) Se si ammette che la nostra realtà consiste in una sorta di quadro proiettato apparirà chiaro che tale proiezione dev'essere opera di un artefatto , una macchina-insegnante simile a un computer che ci guida, ci programma e, in generale, ci controlla mentre agiamo inconsapevoli della sua presenza all'interno del nostro mondo proiettato.
Quest'artefatto, che chiamerò Zebra, ha "creato" (in realtà, ha solo proiettato) la nostra realtà come una specie di specchio, o a immagine e somiglianzà del proprio artefice, in modo che questi potesse ricavarne un punto di riferimento oggettivo ai fini della comprensione di sé.
In altre parole, l'artefice (che Jakob Bòhme, nel 1616, chiamava Urgrund) è mosso dall'esigenza di trovare uno strumento che gli consenta di attingere l'autocoscienza, la conoscenza di sé, un'opinione oggettiva o una valutazione, una comprensione della propria natura (essenzialmente - a prescindere dallo specchio, senza qualità o attributi -si tratta di un grandioso organismo vivente, e questa è la ragione per cui necessita del mondo empirico, come riflesso in cui potersi "vedere").
L'artefatto costruito dall'Urgrund è un "proiettore di realtà" (o demiurgo; si vedano Platone e gli gnostici) che, a comando, proiettava il [...]

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