DOMENICO LUCANO: LA MORALE DELLA FAVOLA DI RIACE

Un'indagine non è un'accusa.
#iostoconilcurdo

La nave batteva bandiera curda. Portava un nome strano: ararat: speranza.[...]

[...] – Sono sbarcati in centinaia. Boccheggiavano come pesci.[...] – Cosa credevi, Lucano? – gli dissero. – I voti quaggiù non si prendono certo parlando di immigrazione. La pelle nera va scorciata altrove.[...]

A Riace venivano riaperte case e balconi. Annaffiati e festeggiati i gerani.[...]

[...]– Ma Lucano è legale quello che stai facendo? – gli chiesero.

– È un problema che non mi sono ancora posto.[...]

[...]In Calabria secondo certe pregiudiziali, v’erano tante teste di minchia. Alcune erano quelle che per quattro soldi si vendevano l’onore; certe altre invece quelle che propagandavano il Mediterraneo, il mare dei pesci neri, diventati grossi a carne di migranti. Ma per certo Mimì Lucano era il più grande testa di minchia di tutti. Restituiva dignità ai migranti dandogli degli uomini, e ridava vita al suo paese.[...]

[...]– Questa è solo uto...

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