Da Munch a Beethoven, passando per la Sicilia

Sono sempre rimasto perplesso, ma mai del tutto incredulo, all'ascolto dei racconti riguardanti la "Sindrome di Stendhal".
  L'idea che l'arte, partorita dalla mente dell'uomo, possa annientare l'uomo stesso, mi affascina ogni volta che ne sento parlare.
Noi toscani siamo così abituati a vedere e respirare arte da considerarla parte della nostra quotidianità.
    Per analogia, mi vengono in mente quei versiliesi che guardano perplessi l'esodo estivo dei villeggianti verso quelli che, per loro, non sono altro che i paesi in cui vivono, studiano, lavorano.
"Che cosa troveranno mai su questa spiaggia? Che ci sarà di così attraente in mezzo a questi ombrelloni? Che sarà mai questo mare?".
  Sembra di sentire la voce di quei pensionati appassionati di pesca che per due mesi all'anno devono condividere le loro mattine con questi forestieri, puntuali con le loro biciclette, cappellini per il sole e secchiello con i vermi al manubrio.
Se tendiamo meglio l'orecchio, almeno noi che amiamo quei luoghi, riusciamo ad associare quelle esclamazioni alla giusta parlata, con il suo incedere lento e cadenzato, cosicché la fantasia ci proietta all'istante sul molo di Viareggio, piuttosto che sul pontile del Forte.
Allora ecco il porto e la darsena da un lato, il promontorio di Montemarcello in lontananza dall'altro, le Apuane con le cave di marmo proprio dietro alla nostra schiena.
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.La signora Lucia, da la cui bocca tra l'ondeggiar de i candidi capelli, la favella toscana, ch'è sì sciocca nel manzonismo de gli stenterelli,  canora discendea, co 'l mesto accento de la Versilia che nel cor  mi sta, come da un sirventese del trecento, piena di forza e di soavità.
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.”     [G.
Carducci, "Davanti San Guido"]       I versi del Carducci partono da soli quando pensiamo a quella “lingua” così elegante e piena di dignità.
  Pensiamo ora a quanto sia normale per un pisano passare attraverso Piazza dei Miracoli, magari per andare verso l'ospedale di Santa Chiara, oppure dalla parte opposta, verso Borgo Stretto, l'Arno e il centro della città.
Stessa cosa per il fiorentino che ogni mattina scende le scale e si trova proprio sopra la testa il campanile di Giotto e la cupola del Brunelleschi.
Grande amore, acuito dal campanilismo che scorre forte nelle vene di noi toscani, ma niente a che vedere con la meraviglia di chi, arrivando da Tokyo o da New York, si trova di fronte a questi monumenti per la prima volta.
Allora voglio pensare un momento a quando ho provato lo stesso stupore dei turisti che vengono da ogni [...]

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