Dal populismo ai giorni nostri

Più passano gli anni, o più passo io, la faccenda non mi è ancora chiara e più vedo quello strano (non) paese chiamato Italia involucrato in una fantozziana nuvola di populismo.  “Populisti si nasce e io modestamente lo nacqui”, direbbe lo spirito guida del principe De Curtis.  Sono tante le figure ammanettate alla italica politica che possono sostenere questa totemica e prosaica affermazione senza timore di smentite.
L’anagrafe mi impone un rigore da quarantenne afflitto da una tenue miopia ideologica e visiva, così che la memoria consumata dai telegiornali mi riporta sul finire degli anni 70, a quel primo populistico Pannella in bianco e nero che avviluppava di fumo e chiacchiere gli studi televisivi del tempo.
La sua mistica istrionica si contrapponeva alle ingessate gesta dei politici di bottega democristiana comunista o social democratica ( come non ricordare quei bei tempi di longoniana e piduistica memoria).  A vincere in quei pittoreschi dibattiti era sempre il nulla del populismo catodico.  Con il sopraggiungere degli edonistici anni 80, nebulizzati nel craxismo, il populismo ha cambiato la sua faccia, si è destrutturato, se vogliamo usare una metafora iconografica di un celebre congresso del PSI, si è fatto piramidale.
Svanita l’austerità gattopardo democristiana, il populismo si è rappresentato in una dimensione più fulgida e statuale attraverso la figura di Bettino Craxi, rappresentato da Forattini con quegli stivaloni “mussoFiniani”.  Erano ancora lontani i tempi dell’Italia è il paese che amo....
che hanno serigrafato quest’ultimo ventennio, la populistica prospettiva craxiana solleticava l’ingenuo palato di chi auspicava un cambiamento, magari anche attraverso una sottrazione al sottodominio americano democristiano, vedasi la faccenda di Sigonella.
Sul finire degli anni 80, le mani assai poco pulite hanno spogliato il craxiano populismo per lasciare il populismo stesso nella canottiera di Umberto Bossi, come l’iconografia giornalistica del tempo ricorda.
Populismo celoduristico, ruvido e fatto in casa, nutrito alle ben e “Miglio”, in grado di raffinare qualche scarno sentimentalismo patriottistico di sportiva memoria, offrendo al populismo stesso un territorio sul quale poter sporcare i propri cani e additandolo con il nome di Padania.
Varcate le porte degli anni 90, il populismo, sarà per l’età, ma non se la sentiva più di restarsene in canottiera, anzi ha sentito la necessità di scendere in campo in modo totale e si è affidato nelle mani del cavaliere Silvio [...]

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