Dal secondo dopoguerra ad oggi

Dal secondo dopoguerra ad oggi Napoli oggi, città della Repubblica Italiana.
Grattacieli del Centro Direzionale di Napoli.
Alla fine della guerra, quando si trattò di votare il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, Napoli si schierò seppur di misura in favore della prima.
Fenomeno, questo, che si verificò in tutto il Sud Italia.
Tuttavia, nel capoluogo campano, l'11 giugno 1946 - pochi giorni dopo la proclamazione della vittoria repubblicana - una spontanea protesta popolare in via Medina sfociò in un violento scontro, dalle circostanze mai oggettivamente chiarite, che provocò diversi morti.
Pochi giorni dopo, fu Enrico De Nicola, napoletano, ad essere eletto primo presidente della Repubblica.
Nel secondo dopoguerra, Napoli ha avuto, come molte altre città italiane, un certo boom economico: edilizia, sanità, istruzione, lavoro.
Tutti fattori che mantennero Napoli ad essere la terza città italiana più importante dopo Roma e Milano, ma davanti a Torino, Genova e Venezia.
Il boom però finì presto, anche a causa delle speculazioni favorite da settori dell'amministrazione pubblica centrale (IRI e Cassa del Mezzogiorno).
Nel 1973 Napoli si ritrovò in una situazione di arretratezza e miseria che non aveva eguali in nessun'altra parte del mondo occidentale.
La speculazione edilizia era inarrestabile e la mortalità infantile sensibilmente più alta di quella delle città del nord e l'aspettativa di vita decisamente inferiore.
In questo clima di degrado sociale, ma soprattutto urbano, si verificò un'epidemia di colera che sconvolse il mondo ma soprattutto l'Europa di allora: la città venne definita dai vari cronisti dell'epoca la "Calcutta d'Europa"[71].
Il focolaio si estese successivamente fino a Bari.
Morirono 30 persone e il mercato ittico entrò in una gravissima crisi.
"Fuori" dai grandi giochi politici del Paese, a Napoli accaddero fatti di rilievo della "strategia della tensione" e del terrorismo.
Dalla nascita dei Nuclei Armati Proletari alla Colonna Senzani delle Brigate Rosse, passando attraverso l'arresto e la prigionia di centinaia di militanti.
Durante il terremoto del 1980, che distrusse quasi l'intera Irpinia, Napoli fu, seppur solo in alcune zone, fortemente danneggiata, ma non ottenne, nonostante le denunce del sindaco di allora Maurizio Valenzi (indipendente del PCI), grosse somme di denaro per la ricostruzione.
In molti casi, i lavori di recupero durarono per un decennio, complicando il già precario assetto dell'urbanistica cittadina.
Nel 1982 iniziarono i cantieri del futuro Centro [...]

Leggi tutto l'articolo