Dalla storia alle storie. Noterelle di uno storico di strada.

Fra una settimana sarà il libreria un mio nuovo libro.
Il settimo (come unico e solingo autore).
Ma stavolta c'è qualcosa di nuovo, insieme a qualcosa di solito.
Il nuovo è che, chi vorrà, si troverà fra le mani un romanzo ("Il patto di Katharine"), il primo di quella che aspira ad essere una serie ("Gli strani casi di Dario Lamberti").
Il solito è che si parla ancora di storia, 1941 per la precisione, Reggio Emilia per l'esattezza.
Perchè passare dalla storia alle storie? Qualcuno, con il pennacchio sul cappello, storcerà il naso e penserà "Ecco, ve l'avevo detto: Storchi non è una storico serio, si mette a scrivere romanzi...".
Devo dire che di questi pennacchiuti ne ho pieni i cabasisi e che mi fanno ormai l'effetto di un Cicchitto alle due del pomeriggio.
Leggera nausea e totale indifferenza.
Tranquillizzo i pochi affezionati tossici: continuerò a far ricerca e a pubblicare i saggi con note, citazioni, glosse e quant'altro.
Però.
Però non posso nascondermi dietro a un dito e negare la crisi profonda della storiografia italiana contemporanea.
Escono saggi perfetti, frutto di approfondite ricerche e rigorose meditazioni e...nessuno li legge.
Salvo beninteso la ristrettissima cerchia degli addetti ai lavori, loro famigli compresi.
Saggi perfetti che rimangono muti, incapaci di formare una consapevolezza pubblica.
Editi magari da editori che non diffondono il prodotto oltre i confini comunali.
Così l'opinione pubblica rimane ferma in convinzioni assolutamente fallaci (dalle colpe partigiane per le Fosse Ardeatine, al "mito" delle foibe o i presunti "crimini" partigiani del dopoguerra) e giorno per giorno la domanda "ma noi storici che ci stiamo a fare...?" diventa sempre più scomoda.
Io sono uno storico di strada, non sono un uomo di cultura, raccolgo pezzi di vita e cerco di rimetterli insieme.
Tutto qui.
Non avrò mai una cattedra universitaria o, se dovessi averla, sarebbe quella da bidello magari alle elementari di Fortezza Bastiani.
Non sono abbastanza bravo, complesso, profondo.
Ma, peggio di tutto, pare che riesca a farmi capire.
Imperdonabile.
Perchè interpreto il mio essere storico come un impegno etico e culturale, perfino politico.
Non pubblico 3 saggi all'anno per avere 1,38 punti per il prossimo concorso, peraltro già assegnato a tavolino.
Scrivo e parlo perchè la gente capisca, non perchè rimanga affascinata (o mortalmente annoiata) dal mio scrivere/parlare ma perchè porti a casa o trovi nei miei libri una sola nota in più di quanto conosceva prima.
Lo so, è sbagliato, in un paese dove [...]

Leggi tutto l'articolo