Dalle sentenze della Cassazione una analisi su di noi

CURIOSITA’ sui vizi degli italiani smascherati, condannati, e a volte tollerati, dalla Cassazione.
Si va dal dipendente pubblico che timbra il cartellino per poi andare allo stadio,all'impiegato che usa impropriamente il telefonoaziendale per telefonate private (gettonato anche l'invio di messaggini agli amici), ecc..
I supremi giudici, negli anni, hanno smascherato tutti i comportamenti negativi del Belpaese che sfociano poi in reato.
Però, pur bacchettandolo, la Suprema Corte ha salvato dal licenziamento l'impiegato "cafone".
Non risparmiate le donne, certamente le piu' rissose, almeno stando alle sentenze di piazza Cavour, e piu' inclini ad offendersi sui loro difetti.
Anche su questo argomento la Cassazione e' stata tassativa: l'enfatizzare i difetti delle signore e' ingiuria.
Ne sa qualcosa una signora della capitale che, rivolgendosi a Ildegarda piu' in la' negli anni, le ha dato della “carampana, non piu' in condizioni di seguire una situazione”.
dato il decadimento senile.
In Puglia, per una lite tipicamente femminile, Maria si e' rivolta a Giovanna apostrofandola con un “faccia da cavallo”.
La signora in questione, sentendosi offesa, si e' rivolta al tribunale e in Cassazione ha avuto soddisfazione dell'ingiuria ricevuta ottenendo un risarcimento di 600 euro.
Sempre le donne protagoniste di offese in uncondominio fiorentino.
“Uno scio' scio', gallina” e' costata un'ennesima condanna per ingiuria.
I vizi piu' eclatanti la Cassazione li ha stanati e condannati soprattutto negli uffici.
A partire dall'abuso delle telefonate.
Sono fioccate condanne per peculato ai danni di dipendenti della pubblica amministrazione in Sicilia (un amministrativo fece telefonate private per oltre duemila euro), ma anche a Torino, in Piemonte, senza dimenticare l' Abruzzo e le Marche.
Graziati solo i dipendenti che si sono limitati a chiamate "sporadiche" e "urgenti".
Un'impiegata di un autonoleggio genovese ha pagato con il licenziamento "per giusta causa" l'eccesso di chiamate private.
Il signor Lucio O., impiegato al comune di Taurisano, nel leccese, e' stato condannato a sei mesi di reclusione e a 100 euro di multa per truffa, concessi i benefici di legge, per avere fatto timbrare il cartellino ad un collega che certificava la sua presenza in ufficio mentre era allo stadio a vedere una partita.
"Il rimprovero -hanno detto gli 'ermellini'- che si muove al dipendente non e' tanto quello di essersi recato durante l'orario di servizio ad assistere ad un incontro di calcio, ma di avere percepito un ingiusto profitto [...]

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