Dante a tavola

Il novelliere Giovanni Sercambi narra (Novella LXXI) che una volta il poeta, invitato alla corte di Napoli da re Roberto d'Angiò, vi giunse vestito con una certa trascuratezza, come soleano li poeti fare, aggiunge il nar­ratore.
A pranzo, a causa appunto del suo abbigliamento, fu mes­so in coda di taula (tavola).
Dato che aveva appetito, Dante mangiò ugualmente, ma, appena terminato, se ne andò.
Il re si rese con­to di non aver trattato il grande poeta in modo adeguato e quindi gli mandò un messo per invitarlo nuovamente a corte.
Questa volta Dante si presentò sontuosamente vestito, per cui il sovrano lo fece mettere in capo della prima mensa.
Appena le portate iniziarono ad essere servite, il poeta cominciò a rovesciare cibi e bevande sui suoi ricchi abiti.
Il re, stupefatto, gliene chiese la ragione ed egli con superiorità rispose: Santa corona, io conosco che questo grande onore ch'è ora m'è fatto, avete fatto a' panni miei e pertanto io ho voluto che i panni godano le vivande apparerechiate.
E che sia vero, vi dico io non ho ora men di senno che allora quando prima ci fui, che in coda di taula fui asettato, e questo fue perch'io era malvestito.
Et ora con quel senno avere son tornato benvestito e m'avete fatto stare in capo di taula.
N>el tempo che’ re Uberto di Napoli era vivo, era in vita quel poeta novello Dante da Firenze, il quale non potendo stare in Firenza né in terra dove la Chiesa potesse, si riducea il preditto Dante alcuna volta con quelli della Scala et alcuna volta col signore di Mantova, e tutto il più col duga di Lucca, cioè con messer Castruccio Castracani.
Et essendo già la nomea sparta del senno del ditto Dante e i’ re Uberto desideroso d’averlo per vedere e sentire del suo senno e vertù, con lettere scrisse al preditto duga e simile a Dante che li piacesse andare.
E diliberato Dante d’andare in corte de’ re Uberto, si mosse di Lucca e caminò tanto che giunse in Napoli, dove noi siemo.
E venuto in corte vestito assai dozinalmente come soleano li poeti fare, e fatto asapere a’ re Uberto come Dante era quine venuto; e’ fattolo richiedere, era quasi del desnare quando Dante giunse in sala dove lo re Uberto desnar dovea.
E dato l’acqua alle mani et andati a taula, lo re alla sua mensa e li altri baroni posti a sedere, ultimamente Dante fu messo in coda di taula.
Dante come savio vede quanto il signore ha avuto pogo provedimento: nondimeno, avendo Dante voluntà di mangiare, mangiò.
E come ebbe mangiato, subito si partìo e caminò verso Ancona per ritornare in Toscana [...]

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