Dante e Manzoni (25.01.03)

Il Taccuino     Una massima famosa dichiara sfortunata la nazione che ha bisogno di eroi.
Essi possono rappresentare la salvezza, ma ciò avviene solo quando si è in una situazione anomala.
In modo meno drammatico questo detto può essere riferito alla cultura del nostro paese dichiarandola sfortunata se per riscoprire Dante ha bisogno della televisione e di  Roberto Benigni.
L’eroe può essere veramente tale e  Benigni può essere un eccellente divulgatore e interprete della Divina Commedia.
Il punto  però  è che non è mai indice positivo ricorrere alla eccezionalità per quanto dovrebbe costituire il sicuro, tranquillo dispiegarsi della norma.
Si potrebbe aprire per l’ennesima volta il discorso sulla scuola e dire che essa ha ormai perduto il riferimento ai classici.
In realtà, per quanto la cosa possa suonare strana, il modello di istruzione italiana non è mai stato strutturato sul canone della classicità.
Anche limitando l’esemplificazione  al campo letterario, la scuola non si è mai davvero conformata al «canone occidentale».
I suoi orizzonti sono stati sempre troppo angusti.
I grandi autori greci e latini raggiungono solo pochi; mentre quelli europei sono legati all’opzione occasionale della lingua studiata, cosicché la scuola a livello istituzionale ignora i grandi romanzieri russi del XIX sec., dà spazi insignificanti alla letteratura spagnola del secolo d’oro e confina ai margini la produzione letteraria mitteleuropea.
In realtà, a monte di tutto ciò, vi è la pervicace volontà di non voler attribuire uno spazio culturale al più grande classico dell’Occidente: la Bibbia.
Su questo fronte il laicismo e il mondo cattolico hanno responsabilità simmetriche ugualmente pesanti.
Entrambi sono stati concordi nel voler sottrarre alla  Bibbia il ruolo che le spetta al di là di ogni confessionalismo: essere una matrice della cultura occidentale.
I due più grandi classici della letteratura italiana, Dante e Manzoni (con commozione ricordo il ritratto di Manzoni appeso sopra il letto su cui Luciano Chiappini passò i suoi ultimi giorni), privati della  linfa che li collega alla Bibbia, divengono due autori semplicemente cattolici.
La loro pensosa fede è stata perciò, anche da critici più o meno illustri, ricondotta agli schemi imparati nei lontani anni del catechismo.
Dovendosi presentare come pubblica e laica, la scuola ha, in molti casi, veicolato la convinzione che Dante fosse grande poeta nonostante il suo credere nell’inferno, nel purgatorio e nel paradiso e il suo invito a [...]

Leggi tutto l'articolo