Dati personali

Siamo in un'epoca in cui ci si è resi conto di quanto sia necessaria una gestione oculata dei dati personali.
Inutile dilungarmi su questa premessa: chi legge sa a cosa mi riferisco.
Altra gestione oculata, forse quella per antonomàsia, è quella del denaro che abbiamo a disposizione, come reddito proveniente da un lavoro o rendita o regalo, quello che è.
Sappiamo che dobbiamo farci attenzione, pena una inevitabile deriva che la società in cui viviamo non ci perdonerebbe.
Oggi denaro non è più sinonimo di banconote, ma di carte di credito (o anche carte di debito, che sarebbe il nome tecnico delle tessere bancomat) ed una delle novità che consente la moneta elettronica è la possibilità di dosare al centesimo la fuoriuscita di denaro da un conto corrente.
Esempio: domani devo fare la spesa e un tempo avrei prima preso contanti a sufficienza da qualche parte; adesso il problema non si pone: pagherò con carta (credito o debito) e risolvo alla cassa del supermarket il problema del quanto mi sarà servito.
Problema che unisce le due "gestioni oculate" di cui sopra: resta in memoria cosa ho comprato, quando e quanto, tutto per sempre.
Con i contanti, viceversa, resta intatto il diritto all'oblìo del mio consumo.
Quindi, rispetto alla gestione dei dati personali, meglio i contanti? Uno dice: ma perché? Cosa compri di strano? Nulla che, a me, sembra strano, ma perché si devono conoscere solo i gusti di chi non usa contanti?

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