Ddl Alfano, il bavaglio

Ddl Alfano, OVVERO il bavaglio Lorenzo Galeazzi, "il Fatto Quotidiano" 22 luglio 2010 ED ALTRI...
QUESTO POST CONTINUERA' AD ESSERE AGGIORNATO: 25, 26, 27, 28, 29 LUGLIO 2010 L’esame degli emendamenti al ddl intercettazioni in commissione Giustizia alla Camera si è concluso con un voto bipartisan.
L’opposizione, meno l’Italia dei Valori, ha infatti dato il via libera all’emendamento del governo sull’istituzione della cosiddetta udienza filtro, un meccanismo con cui il gip, d’intesa con pm e avvocati, deciderà quali intercettazioni possono essere pubblicate dai giornalisti e quali no.
Canta vittoria il Partito democratico che ha votato l’emendamento dell’esecutivo e che per bocca del suo capogruppo in commissione alla Camera, Donatella Ferranti, dice: “Grazie alla nostra opposizione, la battaglia sulla libertà di stampa è stata vinta”.
Secondo il Pd, ma anche secondo Repubblica, il bavaglio alla stampa è caduto.
“Ora – come sottolinea ancora la Ferranti – ci concentreremo sulla legalità in modo che il ddl non ostacoli il lavoro dei magistrati”.
[La posizione del Pd non è confermata da altre fonti di stampa: vedi per esempio, in fondo a questo post, che cosa scrive "la Repubblica" sulle dichiarazioni di alcuni partiti].
Più che di bavaglio caduto si dovrebbe però parlare al massimo di bavaglio allentato.
Rispetto al testo di partenza ciò che cambia è che i giornalisti non dovranno più aspettare la fine dell’udienza preliminare prima di poter pubblicare le notizie, ma, al contrario, l’udienza filtro, in cui il giudice, il pm e gli avvocati decideranno cosa è rilevante ai fini delle indagini e cosa invece vada secretato.
Come però sostiene l’avvocato Katia Malavenda, esperto di diritto dell’informazione, all’udienza filtro “Non ci sarà certo il giornalista” a valutare dal suo punto di vista l’importanza delle carte delle indagini.
Il problema è proprio questo: non è assolutamente detto che i documenti scartati, perché in quel momento ritenuti penalmente irrilevanti, non siano delle notizie di grande rilievo sociale e dunque, per un giornalista, doverosamente da pubblicare.
Cosa avrebbe detto, ad esempio, il giudice per le indagini preliminari del “bacio in fronte” che, durante le intercettazioni sulle scalate bancarie del 2005, Giampiero Fiorani voleva dare all’allora direttore di Bankitalia Antonio Fazio? Quel gesto era magari penalmente non rilevante ma racchiudeva una verità inquietante.
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