De Palma (J. Baer): «Strumenti ancora utili, ma più controlli»

SOLE24ORE utto taceva sul fronte occidentale.
A guardare l'andamento dei rating sul debito a lungo termine di Citigroup prodotti da Standard & Poor's tra il 4 febbraio del 1997 e il 19 dicembre 2008 si poteva pensare: ma sì, in fondo non accade nulla di davvero preoccupante: AA- stabile, con un breve ritorno alla doppia AA nel 2007.
Discesa ad A soltanto a dicembre 2008.
Due mesi dopo il tracollo di Lehman Brothers.
Alla vigilia del G-20 di Londra, dopo mesi di aspre discussioni, appare quasi inevitabile una riforma delle regole della finanza che potrebbe portare a creare un'autorità di supervisione globale per le molto criticate agenzie di rating.
Ci chiediamo: le riforme annunciate dai venti Grandi sono realmente indispensabili al mercato dei corporate bond o servono come foglia di fico? In fondo ci sarebbero anche altri strumenti per valutare il credit risk e in tempi ben più rapidi.
«Uno strumento non esclude l'altro - risponde Massimo De Palma, responsabile Asset Management di Julius Baer Sgr, quindi un manager di fondi per il quale i rating sono sempre stati pane quotidiano - e poter contare su più società indipendenti che offrano analisi sulla solvibilità di un'azienda è ancora utile.
Che il mercato determini poi i prezzi è altrettanto importante e complementare.
In questo modo è possibile avere un quadro completo.
Certo, che poi ci sia necessità di esercitare un controllo sulle società di rating è altrettanto importante.
Non tutto ha funzionato bene, a partire dalle valutazioni sui prodotti legati ai mutui subprime».
Come è cambiato il modo di lavorare dei fund manager nel dopo-Lehman? Per noi è ancora importante avere a portata di mano determinati giudizi.
Quando definiamo con un cliente i limiti operativi sulla parte obbligazionaria di un investimento utilizziamo ancora i rating ufficiali, anche se prima guardiamo all'insieme del quadro macro e microeconomico oltre che alle prospettive.
Non manca un'analisi sul rischio Paese della società in questione.
Insomma il rating è di aiuto, ma non è determinante; anche perché le variazioni dei prezzi sono immediate, i rating non possono cambiare tanto in fretta.
Ovvero? Ricordo che qualche tempo fa le voci di possibile default del braccio finanziario di General Electric avevano fatto abbassare immediatamente i relativi prezzi delle obbligazioni.
Quando nei giorni successivi il gruppo ha dichiarato che non c'era bisogno di rafforzare il capitale e che la solvibilità era totale la situazione è subito tornata nella norma.
Per i rating non potrebbe mai [...]

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