Delfini – Trainato

L’acqua di giugno è ancora fredda, nuoto furiosamente verso la barca per anticipare e, in questo modo, attenuare lo strappo che segnala il completo distendersi della cima.
Inutile, nonostante le mie bracciate, lo strattone è violento da togliere quel residuo di fiato che l’acqua gelata mi ha lasciato.
Sono a traino, attaccato alla cima, nella scia gorgogliante della barca.
Col fiatone, i polmoni costretti dall’imbracatura sotto tensione, comincio a cercare i miei amici delfini, l’acqua si rompe scorrendomi attorno, s’intorbida di bolle d’aria e schiumeggia impedendomi la visuale.
Riesco infine a girarmi sul dorso planando, la testa fuori dell’acqua.
Ecco ricomparire i delfini a cinque, sei metri dietro di me.
La barca mi sembra infinitamente lontana, non la vedo e non la sento per il rumore assordante dell’acqua che si rompe, la cima è tesa e strattona l’imbracatura che mi trattiene.
Un delfino si avvicina fiancheggiandomi, ora vedo chiaramente il suo dorso, il suo occhio grande e dilatato, la sua bocca atteggiata come in un sorrisetto.
Pinna veloce e costante, inarcando il dorso dà l’idea di una velocità incredibile, in quell’elemento vitreo che assume mille riflessi, dorati di sole, argentei di delfino.
Sono accerchiato, sono ovunque, indistinguibili ai miei occhi, festosi e concitati nel rincorrermi.
Improvvisamente un delfino spunta da sotto, una spallata incredibile che mi butta di lato.
Vado sott’acqua, sorpreso ed un tantino spaventato dalla solidità dell’urto.
E’ iniziato il gioco, sono trattato come una palla, vengo ripetutamente colpito con tutta la delicatezza consentita dalla loro velocità e dimensione di poco inferiore ai due metri.
Non riesco a mantenere l’andatura planante sul dorso, mi rigiro di continuo annaspando per riconquistare un assetto che mi consenta di respirare comodamente.
Impossibile.
Le apnee si succedono alle apnee, schizzi d'acqua ovunque.
La maschera è già bella piena d’acqua, me la sento nel naso, non riesco a svuotarla perché uso le mani per tirarmi alla cima e riconquistare un qualche impossibile equilibrio.

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