Delfini - Libero

Per fortuna quando mi sono buttato in acqua avevo al collo un serio coltello di quelli tutti d’acciaio.
Al secondo tentativo la cima è tagliata.
I delfini mi guardano sorpreso mentre rimango indietro, è un attimo, indecisi proseguono poi la loro corsa.
Vengo a galla, disteso, ormai libero della maschera, dagli spruzzi d’acqua, dalla concitazione, recupero lentamente una respirazione normale mentre il freddo torna ad affacciarsi prepotentemente.
La barca prosegue lenta, poi, già lontana, inizia a sgonfiare le vele ed a virare sulla destra.
Lo scenario che mi si presenta è maestoso, il cielo è di un azzurro intenso che vira all’indaco sull’orizzonte, percorso di dense e striate nuvole bianche che accentuano la sensazione di profondità.
Un’onda lunga di mezzo metro mi solleva ritmicamente conciliando la mia fatica e mostrandomi a tratti la successione più esterna delle isole, Razzoli che vedo come unita a Santa Maria ed allo scoglio la Presa, dietro, mezzo nascosta, Budelli.
Le braccia mi dolgono per lo sforzo d’abbarbicarmi alla cima, le escoriazioni leggere bruciano a contatto dell’acqua.
Sto tremando, mi allungo sul pelo dell’acqua per cercare di afferrare tutto il tepore del sole.

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