Dell'estate

Giugno.
Ho tenuto il piumone per una settimana sulla sedia dell'ingresso, pronto per la prima lavanderia low cost scelta tra le 10 sotto casa nel raggio di 1 chilometro, che con 2 euro e 50 lo lava asciuga stira piega e ripone assalsicciato come una 'nduja calabrese almeno fino al prossimo dicembre.
Ogni sera me lo sono puntualmente andato a riprendere, barcollando con un occhio chiuso e l'altro pure, per lanciarmelo addosso direttamente così come era piegato, stile gentil foglia di insalata pan di zucchero sotto l'ultimo strato di Club Sandwich (la gentil foglia sarei io se non fosse chiaro).
Le buste del cambio stagione hanno stazionato giorni e giorni per ogni angolo della stanza,  per essere devastate ogni mattina nell'indecisione tra una calza nera coprente 50 den e le havaianas giallo fluo.
La mattina sono uscita in canottiera per tornare la sera dall'ufficio dentro la tuta rossa da meccanico dell'ultima promozione di Vodafone Fibra.
Sempre meglio del costume da Natalina, anche se aveva il pellicciotto.
Poi.
 All'improvviso.
Non riesco a dormire perché culotte e canottiera mi opprimono come se indossassi lo scialle di lana merinos della nonna.
La vista delle felpe in giro per casa mi provoca improvvisi attacchi di orticaria fulminante.
Arturo peloso persiano grigio nuoterebbe persino nel water pur di ottenere un pò di frescura.
Mi giro e rigiro tra le lenzuola senza riuscire a prendere sonno.
L 'acqua in frigo è un brodo e sparo la temperatura a 6 ghiacciando all'istante i pomodori della coinquilina sul primo ripiano.
Frugo per casa impazzita per scovare il telecomando del condizionatore del quale avevo ignorato l'esistenza fino a ieri.
E' l'estate, gente.
E arriva sempre così, beffarda, giusto per farti beccare l'ultimo raffreddore della stagione.
Che infatti ho beccato, dando fondo a tutta la confezione di fazzolettini comprati dal ragazzo al semaforo, che non erano propriamente dei "Tempo CottonTouch" visto il mio naso color Patch Adams.
h 8.00 del mattino.
30 gradi all'ombra.
Ciabatte e pinza in testa, occhialoni-moscone di ordinanza e aria agguerrita.
Prima tappa al supermercato, compro i contenitori da 24 cubetti per il ghiaccio, 1 cassa di Coca-Cola Zero  e 2 confezioni formato famiglia di gelato al Pistacchio (unico cibo semi-solido che riuscirò a mandar giù fino a settembre).
Poi gli amici cinesi: suolette traspiranti per stiletto 15 e boccetta trasparente in plastica anti-caldo per spruzzettarmi nei momenti di afa.
Protezione 50 viso-labbra-corpo-schermante-totalizzante in farmacia; repellente per [...]

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