Deserto

"L'esperienza del deserto è stata per me dominante.
Tra cielo e sabbia, fra il Tutto e il Nulla, la domanda diventa bruciante.
Come il roveto ardente, essa brucia e non si consuma.
Brucia per se stessa, nel vuoto.
L'esperienza del deserto è anche l'ascolto, l'estremo ascolto'' (Edmond Jabès).
Forse è questo legame con l'ascolto che fa sì che nella Bibbia il deserto, presenza sempre pregna di significato spirituale, sia così importante.
Certo, esso è anzitutto un luogo, e un luogo che nell'ebraico biblico ha diversi nomi: caravah, luogo arido e incolto, che designa la zona che si estende dal Mar Morto fino al golfo di Aqaba; chorbah, designazione più psicologica che geografica che indica il luogo desolato, devastato, abitato da rovine dimenticate; jeshimon, luogo selvaggio e di solitudine, senza piste, senz'acqua; ma soprattutto midbar, luogo disabitato, landa inospitale abitata da animali selvaggi, dove non crescono se non arbusti, rovi e cardi.
Il deserto biblico non è quasi mai il deserto di sabbia, ma è frutto dell'erosione del vento, dell'azione dell'acqua dovuta alle piogge rare ma violente, ed è caratterizzato da brusche escursioni termiche fra il giorno e la notte (cf.
Salmo 121,6).
Refrattario alla presenza umana e ostile alla vita (Numeri 20,5), il deserto, questo luogo di morte, diviene nella Bibbia la necessaria pedagogia del credente, l'iniziazione attraverso cui la massa di schiavi usciti dall'Egitto diviene il popolo di Dio, diviene in sostanza luogo di rinascita.
La nascita del mondo come cosmo ordinato non avviene forse a partire dal caos informe del deserto degli inizi? La terra segnata da mancanza e negatività ("Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra'': Genesi 2,4b-5) diviene il giardino apprestato per l'uomo nell'opera creazionale (Genesi 2,8-15).
E la nuova creazione, l'era messianica, non sarà forse un far fiorire il deserto? "Si rallegreranno il deserto e la terra arida, esulterà e fiorirà la steppa, fiorirà come fiore di narciso'' (Isaia 35,1-2).
Ma tra prima creazione e nuova creazione si stende l'opera di creatio continua, l'intervento salvifico di Dio nella storia.
Ed è in quella storia che il deserto appare come luogo delle grandi rivelazioni di Dio: nel midbar (deserto), dice il Talmud, Dio si fa sentire come medabber (colui che parla).
E' nel deserto che Mosè vede il roveto ardente e riceve la rivelazione del Nome (Esodo 3,1-14) [...]

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