Di Maio: '2,4% nel 2019, poi vediamo'. Spread sale

Come annunciato dagli esperti sono giorni di forte instabilità sui mercati dopo l’approvazione della manovra con un deficit al 2,4% da parte del governo Lega-M5S.
Ieri botta e risposta tra Roma e Bruxelles. Nelle ultime ore il governo sembra disponibile ad introdurre alcune correzioni: resta il totem del 2,4% ma si fa avanti l’idea di una diminuzione del deficit dal 2020.  All’ora di pranzo si tiene un nuovo vertice sulla manovra a Palazzo Chigi.
La composizione dovrebbe la stessa della riunione di ieri sera: al tavolo potrebbero quindi sedere, oltre al premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giovanni Tria e il ministro degli Esteri Enzo Moavero.
Si lavora alla definizione delle cifre del Def: non sarebbe ancora definito il meccanismo per accelerare la riduzione del debito nel triennio.
Lo spread risale a 296 dopo essere sceso a 284 punti base in apertura.
Bene la Borsa di Milano.
E stamani Di Maio spiega: “La cifra del 2,4% è confermata nel 2019: per quanto riguarda il 2020 e il 2021 stiamo pensando all’abbassamento del debito e la crescita del Pil con tagli massicci a sprechi”.
Poi si rivolge a Confindustria: “Non torniamo indietro”.
Sempre oggi Salvini conferma che si tratta di una manovra coraggiosa per mantenere i sacri impegni presi con gli italiani: “Me ne frego delle minacce dell’Europa, negli anni futuri puntiamo che scendano deficit e debito“, ribadisce il ministro dell’Interno, che poi è tornato ad attaccare Juncker.   Avvicinandosi a metà giornata Piazza Affari segna un modesto rialzo (Ftse Mib +0,4%) facendo di qualche frazione meglio delle altre Borse europee, che si muovono attorno alla parità.
Resta volatile lo spread, ora a 296 punti base mentre si accavallano le dichiarazioni degli esponenti del governo sul rapporto deficit/Pil.
A Milano bene soprattutto Recordati (+3,2%), seguita da Banco Bpm (+2,4%), Buzzi (+2,2%) e Leonardo che sale di due punti percentuali.
Ha frenato il suo aumento Mediaset (+1,6%) come tutte le banche, con Intesa e Unicredit che ondeggiano attorno alla parità.
Deboli Moncler e Luxottica che cedono un punto percentuale (l’holding post fusione EssilorLuxottica a Parigi si muove in linea e perde lo 0,9%), mentre tra i titoli a minore capitalizzazione Astaldi è rientrata agli scambi normali e sale dell’11% a 0,45 euro.
Vicepremier a Tria,difendi linea.Ma aprono a correzioni – La linea va difesa con forza in Europa, a maggior ragione dopo gli attacchi “pregiudiziali” subiti.
E’ il [...]