Die Hard 4: duro a morire

di Len Wiseman con Bruce Willis, Kevin Smith, la cheerleader di Death Proof e un giovane che non è Shia LeBouf e vorremmo tanto lo fosse.
  Invecchiare è inevitabile.
Invecchiare con dignità è una questione di stile (ah, i luoghi comuni) si tratti pure di stile ruvido e col botto come nella tradizione dei migliori action movie.
Storcere la boccuccia davanti a una zuppa così ben cucinata sa un po' di perfettini se non di leziosi (a parte i delusi).
Fa lo stesso effetto di quando si udìì in platea millenni fa - e recitato come un mantra  - "impossibile impossibile ah ma no questa cosa è...
impossibile" durante la proiezione di "Mission: Impossible"*.
Certe operazioni nostalgia solitamente svaccano o danno l'addio al pubblico in modo dignitoso se non esemplare (come fece l'ultimo adorabile capitolo di Rocky).
Die Hard 4 riporta il poliziotto d'acciaio John McLane a sfasciare di tutto (compreso un F35 ché gli elicotteri divelti li abbiamo visti anche nell'italico Distretto di Polizia) e a combattere tutto cicatrici e sanguinaccio contro un gruppo di terroristi telematici che fanno saltare il sistema difensivo americano con l'operazione "saldi dopo l'incendio".
Len Wiseman  (diresse i due capitoli di Underworld, la discontinua vampiromannara saga con Kathy Beckinsale) esegue abili acrobazie con la macchina da presa e dimostra di saperci fare orchestrando una buona commistione tra la pura azione fisica e l'intervento del computer.
I personaggi sono assortiti e per tutti i gusti: un araboamericano a capo dei sistemi di sicurezza yankee, qualche acrobatico francesino killer, un italiano che spalmava spuntì sui sandwich (Edoardo Costa: quante volte ripeterà a se stesso "Ho fatto un film con Bruce Willis Ho fatto un film con Bruce Willis...") col mitra e il gel nel capello, una nipponica terminatrix (Maggie Q), un geek incazzoso con la pancia e la faccia di Kevin Smith, un cattivone col cipiglio teutonico che rilascia un geniale messaggio alla nazione montando le facce e le voci di tutti i presidenti per terrorizzare gli USA.
Due ore di sonori sberloni di adrenalina e battute bulle come ci aspetteremmo di sentirne.
Ok, well done, detective.
       *è una storia vera  

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