Dietro all'antico che Lavina tolse

Ciao Duchessa! Questo è il primo metroletterone che ti scrivo col nuovo giocattolino.
Ho letto stamattina stessa la tua richiesta d'aiuto, e ho subito cominciato a scervellarmi.
Sai che non è esattamente la mia materia, io sono un Ing! Però sai pure che quando si tratta di fare qualcosa per te non mi tiro certo indietro, e quel poco o tanto che posso lo offro con gioia.
Avrei avuto una ideuzza, ma non so se è troppo banale o troppo complicata.
Se non va bene me ne invento un'altra.
Io avrei pensato a Enea.
Più o meno struttererei la cosa in questo modo.
Primo, Enea come viene fuori dall'effettiva lettera del testo omerico.
Che io sappia c'è una profezia in cui si accenna al fatto che dalla sua stirpe sarebbe continuata la storia della popolazione troiana, ma nulla fa pensare che ciò fosse avvenuto altrove, rispetto al sito di Troia.
E qui citazioni, rimandi, ecc.
Visto che la tesina è per il greco.
Poi c'è il primo grande "abuso dell'antico" che viene fatto da Virgilio.
Per lui Omero era già un classico.
Enea che diventa fondatore della civiltà romana, eccetera.
La leggenda che vuole Roma fondata dai Troiani non è un invenzione di Virgilio, ma di certo il Mantovano vi ha dato un bel valore aggiunto.
Ma fin qui siamo ancora tra i classici dell'antichità.
Il discorso diventa interessante, quando cominci a parlare della figura di Enea in Dante.
Stando alla lettera della Commedia, Dante incontra e nomina Enea nel limbo.
Poi però ne parla nel canto VI del Paradiso, con un enfasi tutta particolare, che già rivela come il personaggio abbia acquistato un significato e un contenuto ulteriori rispetto a Virgilio.
Non solo e non tanto nell'ottica cristiana (il "pius Aeneas") in sé e per sé, quanto nell'ottica basso medievale per cui si percepiva la continuità della cultura latina come fondante della civiltà del medioevo.
Almeno per chi aveva la visione ghibellina dell'Impero, separato dalla Chiesa, come presenza necessaria per la guida dell'umanità.
L'Impero è un concetto romano, e Enea, presunto fondatore della romanità, lo incarnava.
E ci si può mettere, di striscio, anche una discussione sull'interpretazione della figura di Virgilio.
Che per molti rappresenterebbe "la ragione umana".
Maddeché? Per rappresentare la ragione scegli un poeta? Avrebbe preso Aristotele (che Dante aveva pure studiato a fondo).
Virgilio rappresenta invece, essendone il cantore principe, la riomanità, la civiltà e cultura latina, che appunto è percepita da Dante come componente essenziale e irrinunciabile della sua propria [...]

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