Dimmi che treno prendi e ti dirò a che ora arriverai

  Manuale di Sopravvivenza del Pendolare - Capitolo I   Uno scalino più su nella scala evolutiva dei treni troviamo le vetture profilo mimo pierrot la cui caratteristica distintiva è il dolce profumo di metallo incandescente, ruggine e fumo di saldatura.
In genere è facile trovare un posto a sedere su queste carrozze dal momento che gran parte dei passeggeri soccombe prima di arrivarvi, alcuni dispersi tra invalicabili labirinti di vetro, altri asfissiati dalle esalazioni sulfuree degli ingranaggi rotatori.
I fortunati che arrivano incolumi alle poltroncine possono godere dello spettacolo degli altri passeggeri pallidi come se si fossero incipriati per via dei fumi acri che li stanno asfissiando mentre, intrappolati dietro un invisibile dedalo di vetrate, paiono inscenare un vero e proprio spettacolo da mimi: il muro invisibile, la maniglia, la corda...
  Ogni tanto poi, questi treni ci regalano dei momenti di spensierata socievolezza: quel signore che arriva tutto trasandato, si leva goffamente il giaccone e lo accartoccia nello scompartimento portaborse sopra i sedili e nonostante tutto ecco che una manica scivola e finisce penzolante davanti ai tuoi occhi.
Tu la riporresti nuovamente con cura nello scompartimento ma la giacca non è tua e con i tempi che corrono non ti pare opportuno maneggiare gli indumenti altrui.
Dopo venti minuti di manica penzolante sei a un passo dall’entrare in uno stato di regressione ipnotica e rivivere i momenti peggiori della tua infanzia.
Cominci anche a sentire la voce di Giucas Casella che ripete “Quando lo dirò io! Quando lo dirò io!” Al ché, al quarantesimo minuto, ti rivolgi al proprietario del giaccone:   “Mi scusi, è sua? Gliela rimetto a posto?” E volgendo lo sguardo all’infinito oltre la manica, scopri che il maledetto dorme beatamente con gli auricolari dell’I-Pod nelle orecchie.
“Mi scusi! Scusi!” ripeti ad alta voce, ma niente.
Provi persino a sfiorargli il piede: “Senta, per favore...”   A questo punto, come direbbe Enrico Ruggeri, sei ad un bivio: potresti perseverare nel tentativo di svegliare il proprietario oppure prendere l’iniziativa di riporre la giacca nello scompartimento senza importunarlo ulteriormente.
L’ipotesi di far finta di niente e sopportare il fastidioso inconveniente fino al momento di scendere dal treno non è contemplata dal momento che nella tua mente Giucas si fa più insistente: “Questo signore si sveglierà...quando lo dirò io!” “E dillo!” pensi.
“Lo dirò quando lo dirò io!” “Ma stai zitto Giucas!” [...]

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